lunedì 27 aprile 2020

Genitori tra vocazioni e necessità

Mi è capitato di pensare più volte, in questa quarantena "liquida" e dai confini incerti, alla condizione attuale dei bambini e di quella dei loro genitori: non potrebbe essere diversamente, essendo direttamente coinvolta come mamma di due creature. Cosa è successo? 
Improvvisamente ci siamo ritrovati ad essere, noi genitori, non più solo "semplici" educatori dei nostri figli, ma anche insegnanti, animatori, amici, babysitter ed altro ancora... Di punto in bianco la moltitudine di ruoli ricoperti da altre figure intorno a noi ricade tutta sulle nostre fragili spalle: non più le maestre, non più i nonni, le tate, gli allenatori, puf!, tutto sparito! Spariti anche i "pari" dei nostri bambini, i compagnetti di scuola, quelli della piscina o del catechismo... 

Ed ecco che le giornate, da frenetiche e sempre troppo corte, diventano tutt'a un tratto lunghe, lunghe, e sgombre: il tempo si dilata, le ore passano più lentamente, e mentre "prima" avevamo una serie di cose e attività da fare e anche solo da programmare sulla nostra check list di mamme e papà ora ci sembra quasi senza senso quel fitto calendario che scandiva le nostre giornate.

I consueti spazi sociali, i contesti culturali, ludici, ricreativi, dal primo giorno di lockdown ad oggi, sembra tutto essersi congelato "in attesa di". Nel frattempo, ognuno con i propri mezzi, si prova a tenere in piedi una parvenza di continuità con la nostra vita di "prima": videochiamate, meeting virtuali, chat di gruppo per provare a mantenere in vita la socialità "hard" in carne ed ossa, quella fatta da interazioni fisiche, di strette di mano, pacche sulle spalle e, alla fine dei conti, di tanta prossemica. 
In questa atmosfera rarefatta, dove noi adulti perdiamo i nostri riferimenti, la bussola e la stella polare della nostra vita quotidiana... In questa atmosfera così surreale, proviamo a immaginare come possano sentirsi i nostri bambini. Dove per "nostri" non si deve necessariamente intendere l'appartenenza familiare. Troppo spesso infatti guardiamo ai bambini come un fatto "privato", un affare che riguarda solo la singola famiglia... Mentre i bambini, che lo si voglia o meno, sono la generazione futura, gli adulti di domani, e in quanto tale riguardano tutta la nostra società. 

I nostri bambini... Che un approccio "esteriore" guidato dalla logica dell'utile e del profitto ci porta spesso a considerare come limitazioni ; perchè, se li consideriamo da questo punto di vista, i bambini sono fonte di povertà (non garantiscono un reddito alla famiglia, ma comportano anzi dei costi economici) e un limite alla libertà personale dei genitori. I nostri bambini, che un approccio di tipo "interiore" invece valorizza come una grande opportunità di crescita collettiva, e un'intensa fonte di ricchezza valoriale: secondo questa prospettiva il bambino apre al futuro, contribuendo all'evoluzione della vita della società e dell'umanità ( G. Soldera, Educare ad essere ). I nostri bambini sottostanno alla logica dell'utile e della contingenza, cieche e sorde carceriere degli slanci e delle progettualità del "domani", vengono conseguentemente troppo spesso dimenticati dai proclami istituzionali; diceva un esponente della resistenza nazista, Dietrich Bonhoeffer "Il senso morale di una società si misura su ciò che fa per i suoi bambini". Come non pensare all'attualità di queste parole?



I nostri bambini sono più che mai, in questo momento storico, solo ed esclusivamente nostri : la dimensione del villaggio , della famiglia allargata, è da tempo svanita, lasciando il passo alle cellule familiari nucleari. Quando arriva un bambino può contare su mamma e papà se tutto va bene, talvolta sui nonni, veri e propri eroi del Welfare, e su diverse figure che periodicamente e con scarsa soluzione di continuità ruotano attorno alla cellula-famiglia (insegnanti, istruttori, catechisti etc). Venendo a mancare improvvisamente queste ed altre figure con cui si condivideva la gestione quotidiana dei nostri figli, e svanendo la possibilità di affidare questa al porto sicuro, jolly sempiterno dei nonni, va da sè che tutto è sulle nostre esili spalle.

Spalle esili, quelle di noi genitori, già incerti e timorosi nell'assumere il ruolo di educatori: da tempo orfani di norme e valori, lontani anni luce dalle varie dottrine e dalle tradizioni, cerchiamo di fare del nostro meglio, "inventando" il mestiere di mamma e papà, oscillando tra la ricerca della felicità degli affetti e l'approvazione e l'avallo degli esperti di turno, dal pediatra allo psicologo più in voga. D'altra parte l'educazione è stata sostituita in gran parte dall'istruzione, non solo nella società ma anche appunto nella famiglia. Citando nuovamente Soldera: "I genitori, responsabili dell'educazione dei figli, si sono fatti sempre più da parte, lasciando il loro posto a familiari, educatori, insegnanti o altri, mettendo così in difficoltà i figli, con i loro bisogni personali; essi, per poter sopravvivere, sono costretti ad adattarsi alla situazione e a diventare dei piccoli adulti, rimuovendo le loro esigenze umane più intime e profonde, rendendo così quasi vana la possibilità di vivere in modo pieno e naturale l'esperienza dell'infanzia".



  
Abbiamo il dovere di rispondere a questa chiamata, a questa urgenza educativa: ne va del futuro dei nostri bambini, e, senza esagerazioni, dell'umanità. I nostri figli chiedono accoglienza, vicinanza, calore, e contenimento, fisico, mentale, emotivo. Ci chiedono rispetto per il loro essere, per i loro sogni e per i loro sentimenti, ci domandano onestà e coerenza. A pochi mesi così come a tredici anni, dalla culla alla pubertà. Noi genitori abbiamo da parte nostra il diritto di essere stanchi, di arrabbiarci, di spaventarci e immalinconirci talvolta, di protestare, di esprimere il nostro dissenso, di confrontarci, sopratutto, con altri genitori. 
Nessuno ha risposte certe nè può fare previsioni accurate sul domani più o meno remoto. Nel cerchio del confronto forse sono nascoste le domande giuste da porci, ma non possiamo prescindere, prima di ogni altra cosa, dall'osservare con cuore e mente pura i nostri bambini.



2 commenti:

  1. Ciao Annamaria,
    io posso testimoniare quanto sia bello e naturale prendersi cura dei propri figli, anche in ambito "scolastico" (facciamo istruzione parentale da sempre e potete leggere un po' della nostra esperienza sul mio blog La scuola naturale).
    Per chi fosse interessato, vorrei rendere nota l'esistenza di una associazione nazionale che si occupa di istruzione famigliare, sia mai che qualcuno ci prende gusto a prendersi cura dell'istruzione e dell'educazione dei propri figli... =)
    L'associazione si chiama LAIF e il sito è questo: https://www.laifitalia.it/
    buona giornata a tutti!

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  2. Ciao bella! Da quanto tempo! Leggerò senz'altro grazie

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