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sabato 18 aprile 2020

Pikler e "alto contatto"


Da quando sono entrata in contatto con il pensiero di Emmi Pikler è stato inevitabile iniziare a fare dei ragionamenti e delle considerazioni dentro di me, rapportando le parole della pediatra e ricercatrice ungherese alla mia esperienza di babywearing, come mamma e professionista.
Centrali nell'intera visione pikleriana sono la libertà e il rispetto riconosciuti alle competenze del bambino, fin dalla più tenera età; come ho avuto modo di iniziare a raccontare in un post di poco tempo fa, fin dalla culla al cucciolo umano sono necessarie poche cose

affinchè possa avvenire uno sviluppo psicomotorio armonico, che personalmente schematizzerei nelle "3 a": ambiente, abbigliamento e sopratutto adulto! Se l'adulto infatti interferisce
il meno possibile con la libera ricerca e sperimentazione di movimenti e posizioni da parte del bambino, evitando di "insegnargli cose" che, al massimo della mobilità raggiunta al proprio personale livello, egli non è capace da solo di compiere, e se si preoccupa unicamente di garantirgli un ambiente e un abbigliamento idonei a fargli vivere questa libertà di movimento, avremo degli ottimi presupposti affinchè si manifesti uno sviluppo equilibrato. 

Il ruolo dell'adulto quindi è pur sempre cruciale, anche se grande centralità torna finalmente all'attore principale del suo proprio sviluppo, il bambino. Le puericultrici di Loczy, così come ogni genitore, non dovrebbero quindi mai "aiutare" il bambino a compiere movimenti di cui egli non è ancora capace
Dal canto loro, i bambini lasciati liberi di muoversi difficilmente richiederanno l'assistenza dell'adulto perchè gratificati dai risultati delle loro stesse attività, e questo appariva con particolare evidenza proprio a Loczy, a differenza di contesti tradizionali dove invece la puericultrice " quasi senza sosta è occupatissima ad aiutare i bambini a muoversi e a rimettere loro in mano i giocattoli. In questo modo i bambini passano una parte più o meno lunga della giornata in attesa". 

I bambini lasciati liberi trascorrono anche un tempo qualitativamente migliore con le figure adulte di cura: "la puericultrice può tranquillamente dedicare più tempo ai singoli bambini , perchè non vive in uno stato di tensione e fretta costante. Perciò, se qualche volta il bambino ha bisogno di aiuto, la puericultrice ha più tempo per intervenire e tranquillizzarlo. Di conseguenza, tra lei e i piccoli si instaura un rapporto migliore; i bambini sono più allegri, attivi e hanno più voglia di muoversi negli spazi a loro dedicati".



Abbiamo quindi un bambino che si muove libero e felice, in uno spazio adeguato per lui, con un abbigliamento rispettoso delle sue necessità; un bambino che passerà i primi mesi della sua vita in posizione supina, finchè non sarà capace autonomamente di iniziare a voltarsi sul fianco, poi sulla pancia, poi a ribaltarsi sulla schiena e così via. 

Un bambino, mi è venuto da pensare mentre leggevo Datemi tempo, che, conseguentemente, verrà preso poco in braccio? Tra le pagine della Pikler si legge "il bambino resta coricato supino giorno e notte finchè non è capace, di sua iniziativa, di mutare posizione. In questo periodo l'adulto porta il bambino in braccio in posizione distesa. (...) Per il ruttino lo solleva quasi verticalmente per uno o due minuti, sostenendogli fermamente la schiena e la testa. Finchè non è capace di voltarsi dalla schiena sulla pancia, il bambino viene messo in questa posizione solo per pochi minuti al giorno, quando è proprio inevitabile (dopo il bagno, per esempio, per asciugargli la schiena o durante un'eventuale visita medica"
Il bambino della Pikler sarà quindi, congruentemente con la visione dell'autrice, un bambino manipolato e anche preso in braccio il meno possibile, sopratutto nei primi mesi di vita; il bisogno di contenimento del neonato sembrerebbe in qualche modo rispettato nel breve periodo postnatale, grazie all'utilizzo di una sorta di "sacco nanna" , "un ampio cuscino fornito in fondo di sacchetto (come i porte-enfant di un tempo) (...) i bambini dormono negli appositi sacchi imbottiti che da noi sono molto più lunghi e più larghi di quelli usati in altri paesi. In questo modo il piccolo può sgambettare liberamente".


Il bisogno di contatto fisico sembrerebbe invece essere soddisfatto durante le attività quotidiane di cura, dall'alimentazione al cambio al bagnetto; attività dove l'adulto avrà l'attenzione di guardare negli occhi il bambino, dicendogli cosa sta per fare, cosa sta accadendo, trattandolo costantemente con estremo rispetto. Il diritto di partecipare attivamente alle scelte che lo riguardano è fondamentale nel bambino, fin da neonato: l'adulto non può dimenticarsene nell'interazione quotidiana con lui. Ogni azione di cui è destinatario il piccolo, anche la più banale, andrebbe per quanto possibile sempre comunicata: dalle mani, dagli sguardi e dal tono della voce dell'adulto emana profondo rispetto per la dignità e la persona tutta del bambino, che non subisce ma partecipa così all'azione.


Per la mia esperienza di madre e per gli studi sull'importanza del contatto e del contenimento, le parole della Pikler mi hanno sul momento un po'turbata e, mio malgrado, intimamente infastidita: ammettiamo anche che sia vero che il bambino, stando a quanto sostiene l'autrice, appaia appagato e sereno, e felice di essere libero e rispettato nella dimensione descritta ma... Dov'è la madre? Dove il genitore? La madre, appena nata, sembra non essere riconosciuta nel suo bisogni di continuità con la vita prenatale, bisogni che spesso la portano, come mammifero, a cercare la prossimità fisica e direi addirittura cutanea con il suo cucciolo. Da pediatra è anche abbastanza comprensibile che la Pikler incentri tutto il suo discorso sul bambino, ma noi, alla luce anche dei tanti lavori sul baby blues e aulla depressione post partum, non possiamo ignorare che il neonato sia ancora legato a filo doppio con sua madre, sopratutto nei primi mesi di vita. Purtroppo nella letteratura non è infrequente questo atteggiamento di oblio nei confronti della figura materna, ancora oggi. 

Il babywearing, va abbastanza da sé, non  è praticamente mai menzionato nelle pagine della Pikler: d'altra parte come potrebbe, visto che in qualche modo contiene i movimenti del bambino? Pikler fa cenno alle tradizionali fasciature dei neonati come impedimenti alla libertà di movimento del bebè, ma di portage vero e proprio non ne parla (tra l'altro va considerato che il portare era una pratica appannaggio di etnie lontane o di strati popolari, non un fenomeno trasversale come si sta delineando ai giorni nostri). 

Vorrei aggiungere, parlando di libertà di movimento nel babywearing, che si tratta di un argomento abbastanza controverso tra gli addetti ai lavori: è essenziale ai fini del praticare un'attività sicura per bambini e genitori sottolineare che i supporti vanno sempre indossati senza avere la necessità di sorreggere i bebè con le mani (se avvertiamo il bisogno di mantenere con una o con entrambe le mani il nostro bimbo portato in fascia o in marsupio, vuol dire che c'è qualcosa da sistemare), al tempo stesso però bisogna considerare anche l'importanza della possibilità di movimento al bambino. 

Mentre pratichiamo il babywearing insomma dobbiamo essere sicuri che stiamo rispettando tutti i criteri di safety, per cui presteremo attenzione alla corretta copertura e aderenza del supporto al nostro corpo (e a quello del bimbo naturalmente!), ma al tempo stesso avremo anche l'accortenza affinchè ci sia possibilità di movimento sopratutto per il bebè; non ci spaventeremo, quindi, se mentre portiamo, avverranno leggeri spostamenti, cambiamenti di posizione di braccine, testolina, un orlo che si sposta un po', una seduta che non va proprio da ginocchio a ginocchio etc... Perchè, come dicono a Slingababy, la vita è movimento!, insomma un bambino che si muove è un bambino perfettamente normale e sano. Resteremo però in ascolto dei segnali che il nostro corpo, e quelli che il bebè, ci mandano: safety first, sempre! (di seguito, le T.I.C.K.S. rule for safe babywearing)




Portare risponde a molti bisogni della diade, spesso si tratta di bisogni di tipo "pratico", scherzando con i genitori che incontro conveniamo che sopratutto dal secondo figlio in poi il babywearing salva le famiglie... Una soluzione per vivere la quotidianità delle nostre vite, dall'accompagnare i figli a scuola al fare qualche faccenda domestica, un modo poco ingombrante e "smart" di spostarsi dentro e fuori casa, sopratutto con i neonati! Per non parlare di altri bisogni come la necessità di contatto in special modo per i piccolini nati pretermine, per le mamme che stanno provando a riallattare dopo una partenza problematica, e tanto, tanto altro...

La lezione della Pikler, che per me a livello globale rimane preziosissima, lo è anche parlando di babywearing, un ambito che apparentemente sembrerebbe essere totalmente estraneo al pensiero della pediatra ungherese. Resta preziosa perchè mi ricorda quanto sia importante rispettare il bambino, con tutti i suoi bisogni, tra cui spicca senz'altro il muoversi liberamente, ma non solo: su tutti mi viene in mente il bisogno di lentezza... Così spesso ignorato! (da mamma, quante volte ho messo frettolosamente i miei figli in fascia, per correre dietro alle mille attività quotidiane...) 
Nelle mille azioni e gesti di tutti i giorni, da genitori ed educatori, dovremmo muoverci tenendo presente questi bisogni, osservando il nostro bambino per capire quali siano: nostro figlio ci "parla", comunica con noi in ogni momento, in una lingua che dovremmo sforzarci di ri-apprendere per interagire con lui in maniera appagante e rispettosa per ambo le parti. Come osserva Pikler: " fin dai primi giorni di vita il neonato ci comunica con precisione, tramite i gesti e l'intero suo comportamento, se è soddisfatto del cibo che riceve, ancor prima di mettersi a piangere o sputare. Ascoltiamo i suoi segnali, teniamone conto e rispondiamo in modo adeguato: così ci accorgeremo che il bambino prende, anche molto presto, l'iniziativa per dirci a suo modo che, per esempio, gli piace la temperatura dell'acqua del bagno o che si trova a suo agio mentre lo vestiamo o lo spogliamo" . 

Parlando di babywearing... Dovremmo ogni volta, prima di preparaci a portare nostro figlio, chiederci (magari anche prendendolo in braccio, "ascoltando" il suo corpo) se lui ne abbia voglia: è disponibile ad essere portato in quel momento? E mentre lo indossiamo, nella fascia o nel marsupio, ripetendo la sequenza di movimenti e di gesti che man mano il nostro bambino impara a riconoscere e a sentire familiare, cercheremo di farlo con gentilezza e rispetto, chiedendogli (a parole, o con il corpo...) il consenso, prestando attenzione ai segnali che ci indicano un disaccordo (magari ha caldo, o vuole poppare, o semplicemente vuole stare disteso sul fasciatoio o sul letto...). 

Non è così ovvio... Restare in ascolto, connessi, con un esserino così piccolo, tra mille cose e pensieri da adulto. Ma state facendo un buon lavoro, cari genitori... Ci state provando. E dalle prove, dagli sbagli, si può imparare tanto. Il nostro "mestiere" di mamme e papà non è affatto facile a volte! Ma i nostri figli, creature con un grande cuore, ci perdonano tutto. Dovremmo imparare da loro.

Buon portare e buone coccole!




martedì 31 marzo 2020

"Vizio" delle braccia... O bisogno? Riscrivere il lessico

Certe espressioni, sebbene possano essere tecnicamente improprie e scorrette, sono talmente radicate nel linguaggio comune che il loro utilizzo prorompe spontaneo nelle conversazioni, anche tra "addetti ai lavori". 

Ci pensavo proprio ieri pomeriggio, quando nel leggere un messaggio ricevuto da una neomamma stavo per risponderle citando il famigerato "vizio delle braccia"! Che cosa assurda!, mi sono bloccata improvvisamente, proprio io che non faccio altro che parlare di bisogni e competenze innate del bambino, proprio io che scrivo di contatto e contenimento dei neonati come loro diritto imprescindibile...

giovedì 20 agosto 2015

Consulente alla pari in allattamento, perchè?

Era da un po' che volevo scrivere questo post, almeno dalla fine di giugno, ma tra le mamme che incontro in consulenza, i bimbi che sono in pausa scolastica e le tanto sospirate vacanze ecco che sono slittata fin qui, nel mezzo di un agosto a tratti torrido, a tratti monsonico! Condivido quindi con voi ora, seppure un po' in ritardo, la gioia per aver finalmente realizzato un progetto cui tenevo particolarmente... Un vero e proprio sogno che alla fine sono riuscita a realizzare: diventare Consulente alla Pari in Allattamento, o per dirla all'inglese "Breastfeeding Peer Counselor"!

giovedì 4 aprile 2013

Portare... E' difficile??



Mamma e Lorenzo, 11 mesi, in mei tai
Quello che state per leggere è un post-riflessione sulla "semplicità" del portare: spesso si sente dire che usare la fascia con i propri piccoli è un comportamento quasi "naturale", "istintivo", un po' come l'allattamento al seno... Ma sarà veramente così?? Davvero portare i bambini è qualcosa di così facile nella sua presunta naturalezza? E questo varrà anche per l'allattamento? Come mai allora dalle nostre parti abbiamo tante difficoltà nell'avviare e proseguire quest ultimo, e perchè tante mamme (purtroppo!) abbandonano la fascia dopo pochissimo tempo, o addirittura non la prendono proprio in considerazione?

venerdì 22 marzo 2013

Ri-porta la fascia! 2013



Ci siamo!! Come avevamo già anticipato, eccoci alla seconda edizione del progetto "Ri-porta la fascia!"... Per il 2012 da poco passato, nostra partner è stata l'associazione VITAminaM(amma) di Torino, una bella realtà di mamme che mettono al servizio di tante famiglie il proprio prezioso tempo e le proprie competenze, fornendo altresì diversi ed utili servizi, come la pannolinoteca e la fascioteca. In quest'ultima potrete vedere e provare, anche prendendole in prestito, le nostre fasce ad anelli e mei tai, perchè poter toccare con mano e "collaudare" un porta bebè è la maniera migliore per non sbagliare acquisto!

Ma cos'è "Ri-porta la fascia!"? Molto semplice: nell'ottica di voler diffondere la pratica del portare i bambini, e di voler dare appunto la possibilità ai genitori di poter provare le varie tipologie di fasce porta bebè esistenti in commercio,

mercoledì 6 marzo 2013

Una tabella per i porta bebè... Tutta nostra!

La pensavamo da tempo, l'abbiamo immaginata, studiata, modificata più volte ed alla fine siamo riusciti nel darle un "volto": una tabella riassuntiva che mostrasse, in un unico colpo d'occhio, le fasce di utilizzo dei porta bebè che nel corso degli anni abbiamo utilizzato e poi realizzato per la nostra bottega

Perchè una tabella?? La risposta nasce dagli interrogativi che le mamme mi hanno rivolto negli anni: "Quando posso iniziare ad usare il mei tai?" "La fascia elastica fino a che peso posso indossarla?" "La fascia ad anelli va bene anche con i neonati?" e così via. Avendo avuto modo di vedere che domande di questo tipo erano ricorrenti, abbiamo pensato che un primo, intuitivo strumento di consultazione potesse essere d'aiuto, sopratutto per chi si avvicina per la prima volta al mondo del portare i bambini e non immagina nemmeno che possano esistere tanti tipi di porta bebè in circolazione! 

mercoledì 3 ottobre 2012

Onbuhimo sulla schiena: metodo "Santa toss"


Come promesso, ecco il nostro primo video tutorial su come indossare l'onbuhimo! Questo breve filmato in particolare mostra i passi da seguire per portare bambini relativamente "piccoli", o comunque non così pesanti da non poter essere sollevati e caricati sulla schiena dall'alto, con un movimento chiamato in inglese "Santa toss" (un'espressione che si riferisce al movimento che fa Babbo Natale quando si carica sulle spalle il sacco pieno di doni!). Per bambini più cresciutelli (direi già verso i 12 kg circa) ho trovato migliore un metodo alternativo, che conto di mostrarvi a giorni in un nuovo post! ;)

Con questa tecnica

giovedì 17 maggio 2012

Portare i neonati: il mei tai


Leggi il post più recente sull'argomento qui
 
Tempo fa, andando per forum, si discuteva con altre mamme sulla possibilità o meno di portare i piccolissimi in supporti che solitamente vengono usati (in alcuni casi anche raccomandati) con bambini più grandi, diciamo dai 5-6 mesi in su. In questa categoria di porta bebè rientrano il mei tai, il podaegi e l'onbuhimo, tutti dispositivi in tessuto, non strutturati (a differenza, per intenderci, di Ergo, Manduca ed altri, che sono SSC, Soft Structured Carriers muniti di cinghie, fibbie ed automatici) e provenienti dalla tradizione asiatica.
Perchè mei tai, pod e onbu (per abbreviare! :) vengono il più delle volte consigliati a partire da una certa età in poi? Può essere poco sicuro portare i nostri bebè in questo tipo di supporti? Perchè di solito viene consigliata la fascia lunga con i neonati?

Prima di affrontare più da vicino questi interrogativi, forse può essere utile
mostrare come sono fatti podaegi e onbuhimo (il mei tai è sicuramente più conosciuto, almeno da un po' di tempo a questa parte), e come possono essere impiegati, anche con i neonati! Girando qua e là su internet, ho trovato questo schemino molto intuitivo che illustra le principali differenze tra questi ABC (Asian Baby Carriers, Porta Bebè di derivazione asiatica):


Il primo supporto, in alto, è un podaegi, il secondo un mei tai e l'ultimo un onbuhimo. il podaegi è sostanzialmente un pannello di tessuto dotato di due fasce belle lunghe, che vengono incrociate sotto il sederino del bimbo, proprio come si fa con il mei tai, bloccando prima però un bel po' di stoffa dello "schienale" sotto il culetto del piccolo, per tenerlo in sicurezza: a quel punto poi le fasce possono essere legate in vita, con un nodo (potete vedere come indossare il pod anche in questo utile post scritto da Phoebe, autrice del blog Il contatto naturale). L'ultimo "nuovo" supporto, l'onbuhimo, anch'esso sprovvisto di cintura, ha due anelli fissati alla base del pannello, nei lati, attraverso i quali far passare le fasce, che vanno ad incrociarsi sotto il sederino del bimbo per poi chiudersi sul petto, "alla tibetana", analogamente a quanto può essere fatto con un mei tai che abbia bretelle adeguatamente lunghe.

Di seguito, due video che mostrano come usare entrambi i porta bebè, anche con bambini molto piccoli e neonati:






Ed ecco anche come usare il mei tai, il porta bebè che tra i tre abbiamo avuto modo di conoscere direttamente, sperimentandolo e collaudandolo giorno dopo giorno sia con Alessandra che con Lorenzo... Nel nostro video tutorial più recente, io e il piccolino di casa (qui aveva appena quindici giorni di vita!) vi mostriamo come indossarlo con i neonati!



Per portare un neonato in mei tai bisogna innnzitutto ricordarsi un paio di cose:

- accorciare preventivamente lo schienale del mei tai, prima di legarlo in vita (vi basterà ripiegare la cintura su se stessa): questa operazione è necessaria affinchè il piccolo non si insacchi troppo all'interno del pannello, che di norma è alto una sessantina di cm (per poter adattarsi anche a bambini più grandi); se possedete un mei tai "mini", cioè apposito per neonati, non sarà invece necessario ridurre l'altezza dello schienale.

- incrociare le fasce del mei tai dietro la schiena del piccolino, anzichè sotto il sederino, come si fa per i bimbi più cresciutelli: questo darà maggior sostegno alla spina dorsale, e contribuirà ad aumentare la sensazione di "avvolgenza" e di contenimento del cucciolo; un'ulteriore accortenza: non fare il nodo proprio in corrispondenza della schiena del bambino, cercate di spostarvi lateralmente, in direzione del vostro fianco, in modo da non dargli fastidio!

-posizionare, almeno per i primi tempi, le gambine del piccolo all'interno del pannello del mei tai, a "ranocchietto" (come spiega molto chiaramente Serena-Mamma Canguro in questo utile post), ovvero rannicchiate e con le ginocchia quanto più è possibile posizionate più alte rispetto al sederino); passate almeno le prime settimane  sarà possibile mettere il bimbo anche con le gambette al di fuori dello schienale, avendo l'accortenza di ripiegare il tessuto in eccesso della seduta (che è più larga per adattarsi anche a bambini più grandi, o "toddlers") sotto il sederino, nei lati, oppure si può fare come mostra Mamma Canguro in questa foto, cioè si usa un elastico o un nastrino alla base del pannello, formando una "strozzatura" del tessuto che ne riduce la larghezza proprio in corrispondenza della seduta). Quando sarà possibile poi passare con le gambette fuori dal pannello del mei tai? In realtà, come per altre "tappe" legate al portare, non esiste una scadenza definita e standard che ci ricorda quando sia arrivato il momento giusto per cambiare posizione... Di solito si aspettano almeno due mesi di vita del bimbo, ma se questi da dei chiari segnali che la "ranocchietto" gli va stretta (es. punta i piedini come per venir fuori dallo schienale, si lamenta etc.), allora si può provare la nuova posizione delle gambette!

-più che mai nei neonati valgono alcune delle regole più importanti del portare: tenere il bambino ben alto sul corpo di chi lo porta, con la testolina "a portata di bacio" (dobbiamo essere in grado di poter sfiorare la sua fronte con le labbra, senza chinarci troppo), e fare in modo che il suo corpicino sia ben aderente al nostro, senza vuoti: la stoffa del pannello del mei tai deve risultare ben tesa, avvolgente.

Portare in mei tai da piccolissimi, quindi, è possibile! Noi l'abbiamo fatto con Lorenzo da subito, complice il calore del solleone (è nato il 31 luglio scorso, un'afa tremenda!) che rendeva l'utilizzo della fascia lunga (parlo di quella elastica, in maglina di cotone) impossibile! Il mei tai d'estate, poi, si è rivelato più fresco, anche se la soluzione che preferisco per la stagione calda è la fascia ad anelli, sopratutto se in cotone leggero!

Il mei tai si può usare con i neonati ma... Ma devo ammettere che mi son trovata meglio con la fascia lunga (usata tantissimo con Alessandra appena nata), e anche con quella ad anelli (ottima per allattare!)! Perchè? Perchè innanzitutto, secondo me, il mei tai è meno intuitivo da usare con i piccolissimi, forse occorre un po' più di dimestichezza nel posizionare correttamente il bambino all'interno del pannello, e si è meno "guidati" dal tessuto del porta bebè (a differenza della fascia lunga e di quella ad anelli, dove si forma già una specie di "sacca" all'interno del quale è più immediato sistemare il cucciolo). Non si sa precisamente quanto tirare le bretelle e a che altezza posizionare le gambine, e il mei tai complessivamente è meno "avvolgente" rispetto ad una fascia lunga o ad una sling... Ma, tutto sommato, per noi è stato comunque un buon alleato nel portare Lorenzo, nato in piena estate! 

E poi... E poi c'è una domanda che mi frulla per la testa, alla quale mi piacerebbe trovare risposta: ma il mei tai, come il podaegi o l'onbuhimo, porta bebè della tradizione asiatica, verranno usati in Cina, piuttosto che in Corea o Giappone da secoli e forse più, anche per portare dalla nascita?  Perchè quindi, dalle nostre parti spesso vengono sconsigliati per portare i neonati, rimandando l'utilizzo successivamente, di solito verso i cinque mesi, o comunque quando il bambino inizia ad avere maggior controllo della muscolatura del collo, quando riesce a mantenere la testa ben dritta? Voi che ne pensate? Quali sono le vostre esperienze a riguardo? Attendo i vostri commenti, i vostri racconti! 

A presto, e buon portare! :)

mercoledì 4 aprile 2012

Bimbi prematuri e fascia porta bebè: la marsupioterapia


Ecate tra le braccia di mamma Alessia
La marsupioterapia è la pratica di tenere sul proprio corpo, possibilmente pelle a pelle, e con l'ausilio di  teli di stoffa o fasce, il proprio cucciolo nato pre-termine.  Il contatto, il battito del cuore della mamma (e del papà, volendo -e potendo-), aiuterebbero  i piccolissimi a prendere peso velocemente, un po' come in una termoculla, ma in maniera del tutto naturale e... Dolcissima! Recentemente ho avuto modo di trovare un po' di materiale a riguardo, girando qua e là sul web, e proprio condividendo alcune di queste informazioni su Facebook ho scoperto che una splendida mamma "amica di fascia", Alessia, aveva provato l'esperienza della marsupioterapia con la sua bimba, Ecate. Le ho chiesto di scrivere per me e per chiunque leggerà, questo post che è un bellissimo e tenero racconto di una grande storia d'amore. Ma ecco le parole di Kabeira... Buona lettura!

martedì 22 novembre 2011

Allattare in fascia: comodo e... super discreto!



Allattare... Un gesto antico e naturale, un atto d'amore che è ben più che pura somministrazione di cibo (come scritto in questo bell'articolo -Il comportamento neonatale normale e perchè il latte materno non è solo cibo - , letto nel gruppo FB Natural Parenting Italia-Attachment Parenting)! 
Attraverso l'allattamento al seno, infatti, si sviluppa e si rafforza il legame mamma-bambino (bonding) che è alla base della formazione dell'identità e anche della personalità del cucciolo di uomo, ma non solo...

mercoledì 16 novembre 2011

Portare i neonati: la fascia lunga elastica posizione pancia a pancia


Portare un neonato in fascia è un'emozione indescrivibile... Ti regala quella sensazione di fusione e di intimità vissute col pancione, e ti aiuta da subito ad entrare in comunicazione con la creaturina che hai messo al mondo, dialogando con i suoi bisogni e con le sue necessità, prima fra tutti quella di contatto con la sua mamma! 

Perchè è soprattutto di calore materno che hanno bisogno i piccolissimi, hanno bisogno di essere contenuti, stretti stretti tra le braccia della madre, hanno bisogno di questo forse prima ancora che di essere nutriti...

lunedì 10 gennaio 2011

Mei Tai e passeggiate invernali



Uscire in mei tai o in fascia porta bebè in inverno, abbiamo visto, si può fare eccome! (portare i bambini d'inverno: si che si può!) La cosa è sicuramente più semplice quando i vostri cuccioli sono molto piccoli, basta indossare una giacca di qualche taglia più grande sopra alla vostra fidata fascia o all'inseparabile mei tai, e via!, si va a passeggio!

Discorso un po' diverso quando i nostri bimbi sono più cresciutelli, e iniziano a pesare sulla schiena del genitore marsupiale di turno... Copertine speciali, pile e giacche appositamente modificati, o, soluzione più economica, ognuno nel proprio giubbotto e poi su in spalla! 

Personalmente abiamo sperimentato quest'ultima soluzione, la quale ci è sembrata pratica e veloce, oltre che low cost... Certo, occorre un po' di pratica per posizionare il cucciolo sulla schiena, ma potete anche aggirare l'inconveniente facendovi aiutare da qualcuno (cosa che ho fatto anch'io, data la mia recente condizione di mamma in dolce attesa!).

venerdì 12 novembre 2010

Portare i bambini d'inverno... Si che si può!!

Prima di acquistare la nostra prima fascia portabebè (una vita fa!) già mi chiedevo se sarebbe stato possibile usarla con la piccola anche d'inverno... Cioè, mi figuravo "fasciata" di tutto punto a passeggiare nelle mattinate primaverili, ma a vedermi in tenuta invernale nei panni di mamma-canguro proprio non riuscivo... Come si fa a portare con fascia o mei tai quando arriva il freddo, quello vero??

Niente paura, innanzitutto chiariamo una volta per tutte che non solo SI PUO', ma che è addirittura preferibile al portare nel passeggino i vostri cuccioli, soprattutto nei primi mesi!! ( cfr. Esther Weber, Portare i Piccoli )

giovedì 4 novembre 2010

Come indossare la fascia portabebè elastica! (posizione culla)



Rieccoci a parlare di fascia lunga, nella fattispecie di quella elastica... Il nostro primo amore! 

A pensarci... Sembra passata una vita da quando, con un pancione così (ero forse al settimo mese di gravidanza), ci ritrovavamo la sera davanti al computer io e mio marito, a cercare su internet notizie relative alla famosa "fascia portabebè"! Provavamo a raccapezzarci tra siti in inglese e video-istruzioni su youtube, e mentre ci sembrava di essere già pronti a fare i genitori-canguro h24, un attimo dopo eravamo in preda a mille dubbi e perplessità... "Ce la faremo a non arrotolarci in tutti quei km di stoffa come salami?? E se la bimba ci cade da sotto?? Ma sarà sicura sta' fascia?? E poi non è che la piccolina ci viene su viziata e piagnucolona, a stare sempre attaccata a mammà e papà??"

Che ricordi!! A dire il vero, la preoccupazione più grande da neofiti del babywearing, era che la nostra bimba potesse crescere "mammona", che insomma non si staccasse mai dalla mamma (o dal papà, s'intende!)... Ricordo le raccomandazioni di Pasquale: "La useremo soltanto per uscire, in casa però no, a che servirebbe? Tanto la mettiamo nella carrozzina, o nella culla, o magari nella sdraietta che ci ha regalato mia zia... Sai com'è, va a finire che Ale non vuole uscire più dalla fascia... E noi come facciamo poi?" 
 
Confesso il mio peccato: anche io, nonostante una laurea in scienze dell'educazione e qualche anno di esperienza con i bambini, condividevo le stesse ansie, anche se in forma più lieve... Il fatto è che l'attesa di un figlio mette in moto un insieme di dinamiche complesse in ognuno dei futuri genitori, che sono anche e prima di tutto coppia, e, ancora, loro stessi figli. Così arrivavano anche momenti dove ci sembrava di perdere di vista le cose che fino al giorno prima erano date per certe... Fortunatamente, con amore e buonsenso riuscivamo a tornare con i piedi per terra, e a cacciare via con la mano gli spauracchi che provavano a farsi strada dentro di noi.

Beh... Com'è andata a finire?? E' andata a finire che la fascia non solo l'abbiamo stra-usata anche in casa (vedi perchè portare: qualche motivo pratico ), e, per inciso, nostra figlia ASSOLUTAMENTE non è nè mammona nè viziata (ricordo i moniti di chi ci vedeva usare la fascia: "Così le fate prendere il "vizio delle braccia!!", ma addirittura l'abbiamo sostituita del tutto al passeggino! E siamo andati anche "oltre" la fascia: abbiamo imparato ad usare e ad autoprodurre altri tipi di portabebè (fascia ad anelli e mei tai)!

La fascia ci ha consentito non solo di essere più liberi nelle piccole, grandi faccende quotidiane, ma ci ha regalato soprattutto l'opportunità unica di goderci nostra figlia da un punto di vista più intimo: ne abbiamo respirato l'odore, abbiamo ascoltato il suono del suo cuoricino pulsare sopra il nostro, abbiamo toccato la tenerezza del suo piccolo corpo così vicino al nostro... Ricordi meravigliosi, che non cancelleremo mai dalla mente!



mercoledì 27 ottobre 2010

Come indossare la fascia porta bebè elastica! (posizione pancia a pancia)

 

Come usare la fascia portabebè elastica? Riuscire a indossare 5 metri o giù di lì di stoffa, cercando di non arrotolarsi dentro come una mummia, è un'impresa per pochi o possono realmente farcela tutti? 

La risposta è: certo che ce la potete fare!! A darvi una mano, nell'era di internet, ci siamo anche noi con i nostri video tutorial... Oggi vi mostriamo come eseguire la posizione "pancia a pancia", quella che nostra figlia quando era una bimba di appena pochi giorni mostrava gradire tantissimo! 

Si tratta di una posizione molto comoda sia per la mamma/papà che porta, sia per il piccolo, che troverà sul vostro petto l'ambiente e l'atmosfera ottimale per schiacciare dei meravigliosi pisolini! Sarà così che, mentre passerete l'aspirapolvere, stenderete il bucato, laverete i pavimenti, porterete a spasso il cane, uscirete per lo shopping (non guasta!), vi dimenticherete quasi di avere un neonato tra le braccia... Ebbene si, un neonato, una delle creature meno silenziose al mondo... sarete così rilassate e a vostro agio da arrivare a chiedervi perchè mai state indossando una fascia portabebè! 

Il vostro cucciolo troverà il calore e la tranquillità che solo voi sapete dargli, protetto e coccolato dall'abbraccio morbido e sicuro della fascia. Sentirà il battito del vostro cuore, uno dei suoni in assoluto più familiari per lui, respirerà il vostro odore, e i vostri movimenti lo culleranno dolcemente... Cosa potrà volere di più il vostro piccolino??

Una volta addormentato, potete scegliere se lasciarlo ninnare in fascia (ma non ve lo consigliamo spesso! Una tantum, soprattutto per i pisolini brevi, va bene, ma per le nanne più lunghe meglio adagiarlo nella culla) o metterlo a dormire nel lettino/carrozzina... Basta abbassare una spallina della fascia e sfilare il pargoletto, poi direttamente sotto le coperte! 

Facile, no? Buon allenamento con i nostri video!

Mamma e Alessandra, poche settimane.

La fascia portabebè elastica (strechy wrap)

Eccoci arrivati a parlare del portabebè per antonomasia, ovvero la famosa e (talvolta!) famigerata fascia lunga
Prima di affrontare più da vicino l'argomento, facciamo una precisazione: quella di cui parliamo oggi non è la fascia portabebè cosidetta "rigida" (uno scampolo di stoffa lungo fino a 5 metri e mezzo che può essere in cotone, in canapa o in lino), bensì è quella di tipo elastico, di solito leggermente più corta e realizzata in morbida maglina o jersey di cotone

Entrambe le tipologie di fascia lunga hanno le proprie caratteristiche e i propri punti di forza, in particolare:

- la fascia lunga elastica, per la morbidezza del tessuto, viene di solito adoperata con i piccolissimi fino a circa 4-5 mesi (età molto variabile da bambino a bambino), o comunque finchè la fascia dimostra di tenere su bene il peso del vostro cucciolo (Essendo in maglina o jersey la stoffa, infatti, tende ad allentarsi con la crescita del piccolo);

- la fascia lunga rigida, invece, viene spesso preferita per i bimbi già più cresciutelli, non solo perchè la stoffa che la compone si presta maggiormente a sopportarne il peso, ma anche perchè richiede un pochino più di dimestichezza nell'essere indossata, a differenza della fascia elastica. Di solito è anche più versatile, può essere adoperata in praticamente tutte le legature, anche se, come abbiamo detto, niente vieta di poter continuare ad utilizzare pure la fascia elastica quando il piccolo sia più cresciuto.


Ma torniamo alla fascia portabebè elastica, che abbiamo detto essere ideale per i neonati per la morbidezza del tessuto che accarezza e coccola la pelle delicatissima dei nostri frugoletti! 

La fascia contiene e protegge il vostro piccolo, rassicurandolo e calmandolo quando ne ha bisogno, offrendogli il calore e il conforto che solo voi potete e sapete dargli. La fascia avvolge, scalda, abbraccia il vostro cucciolo, riportandolo a vivere le sensazioni di piacere e di fusione provate nella vita fetale. Aiuta il bebè a superare piano piano il distacco dal vostro grembo, e ad instaurare un forte legame di attaccamento (bonding), alla base della costruzione della relazione madre-figlio, ma anche della personalità del piccolo.

Inoltre la stretta vicinanza vissuta in fascia con la mamma consente a entrambi di imparare a... comunicare!! La mamma (ma anche il papà, perchè no??) ha la possibilità di osservare da vicino in ogni momento i comportamenti del suo cucciolo, di conseguenza potrà attivare le risposte più adatte ai bisogni che il figlioletto esprime; il piccolo si sentirà appagato, col tempo imparerà a regolare l'espressione delle sue richieste, e ancora a capire che la mamma c'è ed è lì per lui, solo per lui... 

Tutto questo è alla base della costruzione di una solida autostima per il bambino, ma le ripercussioni positive sull'autostima ci sono anche per la mamma! (diversi studi dimostrano come le mamme che portano vadano molto meno soggette alla depressione post partum)

Senza parlare della regolazione dei ritmi sonno veglia, praticamente assenti nel neonato (avete presenti le nottate in bianco di tutti i neo papà e mamme??), che nella vita intrauterina non distingueva il giorno dalla notte! Portando il vostro bambino nella fascia portabebè gli darete la possibilità di imparare che esiste un tempo per essere svegli (quando la mamma durante il giorno fa le faccende, quando sente le voci dei suoi cari attorno a lui, e i tanti rumori di una casa!) e un tempo per dormire (quando tutto tace, e la mamma non lo porta sul petto).

Il contatto in fascia, poi, aiuta ad avviare un proficuo allattamento al seno! La vicinanza al seno materno, il percepirne l'odore, il calore, stimolano il piccolo che così vorrà attaccarsi di buon grado per nutrirsi. Senza parlare del fatto che in fascia potrete anche allattare in pubblico, quando uscite, in maniera discreta!

Altri vantaggi?? Studi recenti mostrano un'elevata correlazione tra l'impiego della fascia portabebè e una bassa incidenza delle odiose coliche neonatali (possiamo confermarlo per esperienza diretta!!). 
Vogliamo poi parlare della possibilità di avere le mani libere e di muoversi  come si vuole in casa, senza essere relegati in una stanza attaccati alla culla/carrozzina??

Unico neo: occorre un po' di pratica per maneggiare tutti quei metri di stoffa... Ma, come al solito, basta un po' di esercizio, magari davanti allo specchio, iniziando con un bambolotto, e poi ci sono i nostri video tutorial a darvi una mano! Il vantaggio dell'usare una fascia portabebè elastica poi, è quello di poterla tenere addosso come se fosse una maglietta, dove all'occorrenza infilare e sfilare il bambino, senza dover slegare tutta la stoffa, come invece avviene per la fascia rigida!

Allora... Vi serve qualche altro motivo per scegliere una fascia portabebè?? ;)
mamma e Alessandra (1 mese) che dormono "fasciate"!
 

martedì 5 ottobre 2010

BUBAMARA Mei Tai - Posizione Pancia a Pancia (per i neonati)

 
Ecco il primo filmato che inaugura la "serie Mei-Tai" delle nostre video-istruzioni!

Si tratta della posizione indicata per i piccolissimi, utilizzabile fino ai due-tre mesi circa, dopodichè si passa solitamente alla posizione "pancia a pancia" con le gambette del vostro bimbo messe al di fuori dello schienale del mei-tai. 
Per la loro delicatezza, i neonati vengono prudentemente portati con le gambine protette all'interno del pannello del mei-tai, in  una posizione leggermente rannicchiata ("a ranocchietta", come viene detto in gergo) che è per loro molto fisiologica e naturale da assumere.


Essendo lo schienale del mei-tai studiato apposta per portare bimbi anche più grandicelli (fino a 15 kg circa), è opportuno, prima di indossarlo con i neonati, accorciarlo ripiegando la cintura su se stessa, cosicchè il vostro bebè non scivoli troppo in basso nel mei-tai. 


Altra dritta: legate la cintura bella alta sulla vita, dimodochè il bimbo stia con la testina in alto sul vostro petto (la fronte deve quasi poter essere baciata dalle vostre labbra!). Inoltre, (una semplice raccomandazione di normale buonsenso, che però è sempre meglio tenere bene a mente) ricordatevi SEMPRE di posizionare la testolina del bebè IN MODO CHE POSSA RESPIRARE AGEVOLMENTE, e cioè non col nasino e la bocca infossati nel vostro sterno, ma con la guancia appoggiata a voi!!  


Se il vostro piccolo poi si addormenta (garantito!), potete usare il comodo reggitesta in dotazione, che, sistemato opportunamente (a presto un video) eviterà che la testolina possa ciondolare con voi in movimento!


Allora... Alla prossima posizione!

martedì 14 settembre 2010

Perchè portare: qualche motivo pratico

La nascita di un bambino porta sempre, oltre a tanta gioia per tutta la famiglia che lo accoglie, un grande scombussolamento, una vera e propria rivoluzione in casa! E' successo anche a voi? Pannolini da cambiare a ripetizione, poppate che a volte sembrano interminabili , nottate in bianco, ninne-nanne e cullamenti senza fine... I nostri figli, ancora oggi, nascono sfortunatamente senza libretto d'istruzioni, e più che mai nelle prime settimane della convivenza con il nuovo arrivato/a bisogna munirsi di tanta pazienza e dare tempo al tempo...

Ecco quindi che i primi mesi di vita del vostro piccolo passeranno con voi che praticamente vivrete in simbiosi con la carrozzina dove lui riposa (o dovrebbe riposare!!), tendendo l'orecchio al minimo rumore che provenga dalla stanza in cui l'avete lasciato, magari solo per andare un attimo in bagno (anche se siete in possesso delle famigerate "radioline"/ricetrasmittenti-ascolta-bebè che magari qualche amico vi ha regalato, andrete comunque a sbirciare ogni tre minuti che il bimbo stia bene, non si sa mai...), accorrendo trafelati quando lo sentirete  scoppiare a piangere, passando a volte anche ore a consolarlo e a tenerlo in braccio...  E mentre tutto questo magicamente accade, inizierete a vedere i segni dell'incuria e della trascuratezza nella vostra adorata casetta! Polvere, piatti sporchi di due-tre sere nel lavandino, peli del cane che rotolano sotto forma di balle nel corridoio... E voi che vi sentite stanchi, e che alle nove di sera già vorreste essere a letto!

Scherzi a parte, effettivamente è risaputo che all'inizio il rapporto con il bebè è di natura strettamente simbiotica, e ciò vale soprattutto per la madre, che per nove mesi circa è stata il grembo sicuro e accogliente dove il nuovo esserino si è formato ed è cresciuto. Tutto questo è molto bello e poetico, ma a volte vengono quei momenti in cui, diciamoci la verità, proprio non ce la si fa... E si vorrebbe tanto avere un vice, magari con le stesse nostre sembianze, a cui poter delegare almeno qualche cosina, forse proprio i famigerati "mestieri di casa"! Nell'attesa in cui inventino la clonazione-fai-da-te, e non potendoci permettere nell'immediato una collaboratrice domestica o una tata, abbiamo scelto di muoverci imitando le mamy africane, depositarie di tanta saggezza millenaria, e di adottare il babywearing

Anche se a prima vista non si direbbe, "fare i servizi", ovvero i lavori domestici, con addosso un pupetto è una soluzione molto pratica e, credeteci, non più di tanto faticosa! Il trucco sta innanzitutto nella scelta di un portabebè adeguato, che consenta di scaricare il peso del vostro bimbo su tutte e due le spalle e sul tronco (ad esempio, la fascia lunga o il mei tai; un portabebè che si indossi su una sola spalla, come la fascia ad anelli, non sarebbe l'ideale in questo caso), e, seconda cosa, nel sapere effettuare una legatura corretta, che non seghi collo o busto, e che sia comoda e sicura per chi porta e per il bimbo. 

Bisogna poi saper scegliere bene il tipo di faccende domestiche da poter fare... a due! Anche se vi sentirete sicuri di voi e lanciatissimi, di sicuro non sarebbe l'ideale salire sulla scala per pulire sopra gli armadi, così come non sarebbe raccomandabile nè dare la cera ai pavimenti, nè cucinare con il vostro piccolo fasciato! Noi abbiamo fatto un po' di tutto, dai piatti alle lavate a terra, ma in realtà abbiamo portato nostra figlia Alessandra per lo più nel corso di attività non troppo "statiche" (es. stirare e lavare i piatti), questo perchè la nostra bimba si annoia se sta ferma... 

La soluzione di portare la nostra piccola in fascia o in mei tai quando siamo in casa ci ha salvato in non poche circostanze, specialmente agli inizi, quando i bebè, l'abbiamo detto, hanno più bisogno di essere accuditi e tenuti in braccio. Non solo siamo riusciti a tenere a bada la polvere e i peli del cane, ma ci siamo anche "emancipati" dalla carrozzina, siamo riusciti, cioè, a rivivere la casa, stavolta insieme alla nostra bimba, senza rimanere confinati in una stanza a dover sorvegliare il porte-enfant o la culla. Stare al telefono con un'amica mentre vi spostate da una stanza all'altra, affacciarvi al balcone per innaffiare le piante, andare in cantina a prendere quell bottiglia di vino buono che vi eravate riservati per un'occasione speciale... Non avremmo potuto farlo senza quella serenità e quella comodità che ci ha regalato la fascia o il mei tai! Mia madre ancora oggi mi racconta che quando io e mio fratello siamo nati, lei  non usciva nemmeno dalla stanzetta dove si trovava la culla...

Tuttora che la nostra Ale ha 11 mesi, capita sporadicamente che la portiamo in casa mentre rassettiamo e puliamo... Ovviamente molto di meno, è stata proprio lei a non "chiedercelo" più, oramai ha imparato a camminare da sola ed è molto presa dalle scoperte che tutti i giorni fa! Ma può succedere che qualche nuovo dentino che sta spuntando le dia più fastidio del dovuto, o che  per qualche altro motivo si senta "scocciata", e allora sale sulla schiena di mamma o papà e si tranquillizza...
Che dire? Tirando le somme,  in questo primo anno di vita e di babywearing abbiamo attraversato diverse fasi, dalle colichette, ai dentini, alle crisi dell'ottavo mese... Non sarebbe stata la stessa cosa senza la fascia!
Pulizie della domenica in fascia (1 mese)

 Aspirapolvere in mei tai (11 mesi)  
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