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mercoledì 6 aprile 2022

Portare fronte mondo si/no: parliamone!

Fin da quando ho mosso i primi passi nel mondo del babywearing ci sono state delle costanti, degli argomenti che sono rimasti pressochè invariati col passare degli anni, uno di questi è sicuramente l'atteggiamento negativo verso la posizione "fronte mondo", o "fronte strada" che dir si voglia.

La comunità di mamme e consulenti babywearing, che man mano aumentavano sempre più di numero, era unanime: questa posizione, che vede il bambino messo in fascia/marsupio con il viso rivolto verso l'esterno, e non verso il genitore ("cuore a cuore" o pancia a pancia), non è ottimale per lo sviluppo del bebè, oltre ad essere poco salutare per la schiena di chi porta.
Preferibile senz'altro scegliere altre posizioni, magari sul fianco o sulla schiena laddove il pancia a pancia non era/non era più un'opzione valutabile.
 
 
Antonella, collega consulente e amica, con la piccola Carla fronte mondo!

 
Ma perchè? 
 
Il "divieto" era di fatto accompagnato da una serie di infografiche di come questa posizione non rispettasse la fisiologia del bebè: si trattava di immagini che rappresentavano bambini portati si fronte strada, ma per lo più in marsupi non proprio ergonomici, caratterizzati da sedute molto strette, con pannelli rigidini. In queste immagini di solito il bebè era messo anche molto basso sul corpo del portatore, spesso con il busto non supportato (magari i bambini nelle foto/disegni erano anche abbastanza grandi, non più neonati). Ho selezionato quache foto, ma basta fare un giro veloce su Google per rendersene conto da soli.
 

 
 
 
 
 

Guardando semplicemente le foto, anche senza essere troppo "addetti ai lavori", l'impressione è che questi bambini non siano ben sostenuti: di fatto non sono supportati da ginocchio a ginocchio e il bacino non è ruotato, non garantendo così un accovacciamento profondo (guarda qui i check da fare sulla sicurezza quando portiamo).
 
In queste situazioni, portando così, va da sè che il fronte mondo non è una opzione consigliabile:  non viene rispettata la fisiologia del bambino, e anche per il genitore il carico sembra mal distribuito (soprattutto a causa delle sollecitazioni in avanti provocate dai movimenti de bambino).

Ma portare fronte mondo magari con supporti diversi, e comunque rispettando la fisiologia del bambino, è possibile? Forse questa domanda non è stata mai formulata in questo modo, questa almeno la mia esperienza sui forum/social: la domanda si limitava a: si può fare/ non si può fare? Insomma a domanda secca seguiva risposta secca.

Ci sono voluti anni e sopratutto la formazione con Slingababy, grazie in particolare  alle domande che Lorette ci invitava a porci, per arrivare a una riconsiderazione dell'esecrabile fronte mondo!

Diciamolo: il fronte mondo si può valutare. Se ce n'è bisogno, ovviamente (bisogni di vario tipo)
 
Attenzione però, voglio subito fare delle precisazioni: 

1) non è una posizione che vada bene sempre e comunque, nè che vada bene per tutti 
2) anche questa posizione, come tutte le altre, deve passare il controllo dei safety check! (guarda qui)
3) è bene non utilizzarla troppo, in maniera prolungata (sopratutto se il genitore ha problemi alla schiena/posturali)
4) non utilizzarla se il bambino si addormenta (cambiare posizione), nè se il bambino non ha un buon controllo della testa: in entrambi i casi la testolina non è supportata e non riusciamo a monitorare le vie aeree; per questo motivo si consiglia di non portare neonati in questa modalità. La testolina è sempre ben al di fuori del pannello, non è mai coperta dal tessuto del portabebè
5) considerazioni squisitamente personali: 
-meglio non utilizzarla in contesti troppo stimolanti per il bambino (es: centro commerciale, attività particolari del genitore), per non sovraccaricarlo di input;
-preferibilmente non adoperarla con bambini molto pesanti/lunghi/che si muovano molto, per non compromettere l'equilibrio del genitore

Come vedi la situazione si fa più complessa, e siamo già usciti dall'ambito della dicotomia rigida, della contrapposizione manichea tra fronte mondo bruttoecattivo e cuore a cuore solecuoreamore.

Spesso, in particolare sui social, quando si parla di argomenti complessi si corre il rischio di estremizzare e banalizzare, riducendo appunto la varietà di situazioni e posizioni a schieramenti rigidi. Qui stiamo parlando di bambini e di famiglie, popolazioni caratterizzate da un'ampia variabilità e ricchezza! 

E attenzione: dire che il fronte mondo è possibile non vuol dire che sia "per tutti": ci sono persone che possono soffrire con la schiena, così come ci sono bambini che non gradiscono affatto essere rivolti tout court verso la strada. Dire che una soluzione è fattibile non vuol dire sia buona sempre, e per chiunque (l'ho ripetuto, mi scuso, ma a volte sento la necessità di rimarcare per non innescare fraintendimenti)

Fronte mondo si può portare: in questo breve video mostro a cosa prestare attenzione quando teniamo così in braccio il nostro bambino.
 
supporto da ginocchio a ginocchio, supporto della colonna

 

rotazione del bacino, testolina supportata

 
E quando portiamo con un supporto? Ovviamente cambia qualcosina, ma tendenzialmente dovremmo "ricreare" il sostegno e il contenimento delle nostre braccia, del nostro corpo.
Nelle foto che seguono ho voluto mostrare il fronte mondo in un supporto che non è però consigliabile utilizzare in questa posizione (stesso dicasi per fascia tessuta, ring, meh dai e marsupi comunemente intesi): una configurazione estrema quindi, che come figura esperta sento di poter gestire, me per chi vuole praticare questa posizione consiglio sicuramente di utilizzare SUPPORTI APPOSITAMENTE STUDIATI PER LO SCOPO.

in fascia elastica, fronte mondo

in fascia elastica fronte mondo

Si avrà sempre l'accortenza di supportare il bimbo da ginocchio a ginocchio, consentendogli di ruotare il bacino. La colonna è supportata così come la testolina, per quanto possibile ovviamente dato che per gravità sarà sempre portata ad andare in avanti.
E' ovviamente possibile anche portare "male" con lo stesso supporto, ecco altre foto dove si vede come la bambola non è supportata:



Cosa salta all'occhio? Testolina penzolante, tessuto che non arriva agli incavi delle gambe, bacino non ruotato: il bimbo appare come all'impiedi...

Esistono anche soluzioni apposite per portare fronte mondo, dove in particolare la rotazione del bacino è consentita da una particolare sagomatura del pannello, e da appositi sistemi di riduzione/estensione. La scorsa estate ne provai uno, il Tula Explorer, dalla mia cara amica Le meraviglie di Alice che ne è rivenditrice insieme a tanti altri tipi di marsupi e fasce, of course!
Naturalmente un supporto che nasce appositamente per l'utilizzo "portare fronte mondo" resta la soluzione ideale, ed è prevedibile che sia più semplice e sicuro da utilizzare in questa modalità, rispetto ad un supporto che non è stato disegnato e prodotto allo scopo. E' fondamentale ad ogni modo restare in ascolto del proprio bambino e del proprio corpo, e superare tutti i check di sicurezza e comfort (si, l'ho ripetuto!)

Tula Explorer

Insomma, spero di aver portato il mio contributo nel dare una visuale più ampia sulla questione: come hai visto, non si può rispondere semplicemente si o no alla domanda "E' consigliabile il fronte mondo?", perchè intervengono tante variabili e tante cose da valutare, da tenere in considerazione .

Ma "si-può-fare!" (cit.), e per alcune famiglie magari può fare la differenza sapere che possono praticare questa modalità di babywearing senza sensi di colpa, prestando attenzione ai check che possono fare in autonomia e buonsenso.

Se questo articolo ti ha interessato, se lo hai reputato utile, condividilo pure! 
A presto, e buon portare!

lunedì 9 agosto 2021

Riprendo a cucire! Mei tai si, ma... Come hobby

Se mi segui su Instagram o Facebook già lo saprai, da un po' di tempo a questa parte ho ripreso a cucire qualche mei tai... Certo, e come vedi l'ho scritto pure nel titolo a scanso di equivoci, si tratta per ora di un passatempo, un'attività a cui ho ripreso a dedicarmi con piacere, ma solo nei ritagli di tempo. Riesco a cucire in maniera occasionale, e va bene così... Mi rilassa e mi aiuta nei momenti di incertezza o di sclero! Sai, ho sempre avuto un debole per i lavoretti manuali, anche da ragazza mi dedicavo molto ad hobby creativi...

 

la mia piccola coccinella!
 

Eppure, avevo giurato a me stessa

giovedì 18 marzo 2021

Tutto quel che c'è da sapere sui mei tai e non hai mai osato chiedere!

Il mio amore per il mei tai (meh-dai, bei-dai sarebbe più corretto usare la denominazione originale) non è storia nuova (leggi ad esempio qui o qui ), l'ho amato da sempre questo portabebè per la sua praticità, comodità ed avvolgenza, utilizzandolo fin da subito, o quasi, fino a circa due anni di vita di entrambi i miei bambini.

Ti avverto, questo post sarà molto lungo e dettagliato, la mia intenzione è creare una sorta di compendio di tutto quel che so su questo supporto, che possa servire a me e ai genitori che seguo nelle consulenze e nei corsi... E a chiunque abbia bisogno ovviamente!

Partiamo dal mostrarlo, nalle sua semplicità ed essenzialità: prendo una foto dalla mia amica artigiana Tiz My Mei Tai, che fino a poco tempo fa realizzava questi piccoli capolavori, eleganti e puliti nella loro funzionalità


Come puoi vedere si tratta di un oggetto molto semplice nella sua struttura: un pannello centrale in tessuto

venerdì 26 giugno 2020

Sicurezza nel babywearing: quanto ne parliamo?

Vivo il mondo del babywearing da dieci anni ormai (eh si, l'età avanza!), come sai ho indossato più "vesti" in questo settore, iniziando come mamma, proseguendo come artigiana e infine diventando educatrice/consulente. 

Molte cose sono accadute in questo periodo nel panorama nazionale del portare i bambini: nuove scuole di pensiero e differenti approcci al babywearing, l'ascesa e la diffusione delle consulenti su tutto il territorio

sabato 18 aprile 2020

Pikler e "alto contatto"


Da quando sono entrata in contatto con il pensiero di Emmi Pikler è stato inevitabile iniziare a fare dei ragionamenti e delle considerazioni dentro di me, rapportando le parole della pediatra e ricercatrice ungherese alla mia esperienza di babywearing, come mamma e professionista.
Centrali nell'intera visione pikleriana sono la libertà e il rispetto riconosciuti alle competenze del bambino, fin dalla più tenera età; come ho avuto modo di iniziare a raccontare in un post di poco tempo fa, fin dalla culla al cucciolo umano sono necessarie poche cose

affinchè possa avvenire uno sviluppo psicomotorio armonico, che personalmente schematizzerei nelle "3 a": ambiente, abbigliamento e sopratutto adulto! Se l'adulto infatti interferisce
il meno possibile con la libera ricerca e sperimentazione di movimenti e posizioni da parte del bambino, evitando di "insegnargli cose" che, al massimo della mobilità raggiunta al proprio personale livello, egli non è capace da solo di compiere, e se si preoccupa unicamente di garantirgli un ambiente e un abbigliamento idonei a fargli vivere questa libertà di movimento, avremo degli ottimi presupposti affinchè si manifesti uno sviluppo equilibrato. 

Il ruolo dell'adulto quindi è pur sempre cruciale, anche se grande centralità torna finalmente all'attore principale del suo proprio sviluppo, il bambino. Le puericultrici di Loczy, così come ogni genitore, non dovrebbero quindi mai "aiutare" il bambino a compiere movimenti di cui egli non è ancora capace
Dal canto loro, i bambini lasciati liberi di muoversi difficilmente richiederanno l'assistenza dell'adulto perchè gratificati dai risultati delle loro stesse attività, e questo appariva con particolare evidenza proprio a Loczy, a differenza di contesti tradizionali dove invece la puericultrice " quasi senza sosta è occupatissima ad aiutare i bambini a muoversi e a rimettere loro in mano i giocattoli. In questo modo i bambini passano una parte più o meno lunga della giornata in attesa". 

I bambini lasciati liberi trascorrono anche un tempo qualitativamente migliore con le figure adulte di cura: "la puericultrice può tranquillamente dedicare più tempo ai singoli bambini , perchè non vive in uno stato di tensione e fretta costante. Perciò, se qualche volta il bambino ha bisogno di aiuto, la puericultrice ha più tempo per intervenire e tranquillizzarlo. Di conseguenza, tra lei e i piccoli si instaura un rapporto migliore; i bambini sono più allegri, attivi e hanno più voglia di muoversi negli spazi a loro dedicati".



Abbiamo quindi un bambino che si muove libero e felice, in uno spazio adeguato per lui, con un abbigliamento rispettoso delle sue necessità; un bambino che passerà i primi mesi della sua vita in posizione supina, finchè non sarà capace autonomamente di iniziare a voltarsi sul fianco, poi sulla pancia, poi a ribaltarsi sulla schiena e così via. 

Un bambino, mi è venuto da pensare mentre leggevo Datemi tempo, che, conseguentemente, verrà preso poco in braccio? Tra le pagine della Pikler si legge "il bambino resta coricato supino giorno e notte finchè non è capace, di sua iniziativa, di mutare posizione. In questo periodo l'adulto porta il bambino in braccio in posizione distesa. (...) Per il ruttino lo solleva quasi verticalmente per uno o due minuti, sostenendogli fermamente la schiena e la testa. Finchè non è capace di voltarsi dalla schiena sulla pancia, il bambino viene messo in questa posizione solo per pochi minuti al giorno, quando è proprio inevitabile (dopo il bagno, per esempio, per asciugargli la schiena o durante un'eventuale visita medica"
Il bambino della Pikler sarà quindi, congruentemente con la visione dell'autrice, un bambino manipolato e anche preso in braccio il meno possibile, sopratutto nei primi mesi di vita; il bisogno di contenimento del neonato sembrerebbe in qualche modo rispettato nel breve periodo postnatale, grazie all'utilizzo di una sorta di "sacco nanna" , "un ampio cuscino fornito in fondo di sacchetto (come i porte-enfant di un tempo) (...) i bambini dormono negli appositi sacchi imbottiti che da noi sono molto più lunghi e più larghi di quelli usati in altri paesi. In questo modo il piccolo può sgambettare liberamente".


Il bisogno di contatto fisico sembrerebbe invece essere soddisfatto durante le attività quotidiane di cura, dall'alimentazione al cambio al bagnetto; attività dove l'adulto avrà l'attenzione di guardare negli occhi il bambino, dicendogli cosa sta per fare, cosa sta accadendo, trattandolo costantemente con estremo rispetto. Il diritto di partecipare attivamente alle scelte che lo riguardano è fondamentale nel bambino, fin da neonato: l'adulto non può dimenticarsene nell'interazione quotidiana con lui. Ogni azione di cui è destinatario il piccolo, anche la più banale, andrebbe per quanto possibile sempre comunicata: dalle mani, dagli sguardi e dal tono della voce dell'adulto emana profondo rispetto per la dignità e la persona tutta del bambino, che non subisce ma partecipa così all'azione.


Per la mia esperienza di madre e per gli studi sull'importanza del contatto e del contenimento, le parole della Pikler mi hanno sul momento un po'turbata e, mio malgrado, intimamente infastidita: ammettiamo anche che sia vero che il bambino, stando a quanto sostiene l'autrice, appaia appagato e sereno, e felice di essere libero e rispettato nella dimensione descritta ma... Dov'è la madre? Dove il genitore? La madre, appena nata, sembra non essere riconosciuta nel suo bisogni di continuità con la vita prenatale, bisogni che spesso la portano, come mammifero, a cercare la prossimità fisica e direi addirittura cutanea con il suo cucciolo. Da pediatra è anche abbastanza comprensibile che la Pikler incentri tutto il suo discorso sul bambino, ma noi, alla luce anche dei tanti lavori sul baby blues e aulla depressione post partum, non possiamo ignorare che il neonato sia ancora legato a filo doppio con sua madre, sopratutto nei primi mesi di vita. Purtroppo nella letteratura non è infrequente questo atteggiamento di oblio nei confronti della figura materna, ancora oggi. 

Il babywearing, va abbastanza da sé, non  è praticamente mai menzionato nelle pagine della Pikler: d'altra parte come potrebbe, visto che in qualche modo contiene i movimenti del bambino? Pikler fa cenno alle tradizionali fasciature dei neonati come impedimenti alla libertà di movimento del bebè, ma di portage vero e proprio non ne parla (tra l'altro va considerato che il portare era una pratica appannaggio di etnie lontane o di strati popolari, non un fenomeno trasversale come si sta delineando ai giorni nostri). 

Vorrei aggiungere, parlando di libertà di movimento nel babywearing, che si tratta di un argomento abbastanza controverso tra gli addetti ai lavori: è essenziale ai fini del praticare un'attività sicura per bambini e genitori sottolineare che i supporti vanno sempre indossati senza avere la necessità di sorreggere i bebè con le mani (se avvertiamo il bisogno di mantenere con una o con entrambe le mani il nostro bimbo portato in fascia o in marsupio, vuol dire che c'è qualcosa da sistemare), al tempo stesso però bisogna considerare anche l'importanza della possibilità di movimento al bambino. 

Mentre pratichiamo il babywearing insomma dobbiamo essere sicuri che stiamo rispettando tutti i criteri di safety, per cui presteremo attenzione alla corretta copertura e aderenza del supporto al nostro corpo (e a quello del bimbo naturalmente!), ma al tempo stesso avremo anche l'accortenza affinchè ci sia possibilità di movimento sopratutto per il bebè; non ci spaventeremo, quindi, se mentre portiamo, avverranno leggeri spostamenti, cambiamenti di posizione di braccine, testolina, un orlo che si sposta un po', una seduta che non va proprio da ginocchio a ginocchio etc... Perchè, come dicono a Slingababy, la vita è movimento!, insomma un bambino che si muove è un bambino perfettamente normale e sano. Resteremo però in ascolto dei segnali che il nostro corpo, e quelli che il bebè, ci mandano: safety first, sempre! (di seguito, le T.I.C.K.S. rule for safe babywearing)




Portare risponde a molti bisogni della diade, spesso si tratta di bisogni di tipo "pratico", scherzando con i genitori che incontro conveniamo che sopratutto dal secondo figlio in poi il babywearing salva le famiglie... Una soluzione per vivere la quotidianità delle nostre vite, dall'accompagnare i figli a scuola al fare qualche faccenda domestica, un modo poco ingombrante e "smart" di spostarsi dentro e fuori casa, sopratutto con i neonati! Per non parlare di altri bisogni come la necessità di contatto in special modo per i piccolini nati pretermine, per le mamme che stanno provando a riallattare dopo una partenza problematica, e tanto, tanto altro...

La lezione della Pikler, che per me a livello globale rimane preziosissima, lo è anche parlando di babywearing, un ambito che apparentemente sembrerebbe essere totalmente estraneo al pensiero della pediatra ungherese. Resta preziosa perchè mi ricorda quanto sia importante rispettare il bambino, con tutti i suoi bisogni, tra cui spicca senz'altro il muoversi liberamente, ma non solo: su tutti mi viene in mente il bisogno di lentezza... Così spesso ignorato! (da mamma, quante volte ho messo frettolosamente i miei figli in fascia, per correre dietro alle mille attività quotidiane...) 
Nelle mille azioni e gesti di tutti i giorni, da genitori ed educatori, dovremmo muoverci tenendo presente questi bisogni, osservando il nostro bambino per capire quali siano: nostro figlio ci "parla", comunica con noi in ogni momento, in una lingua che dovremmo sforzarci di ri-apprendere per interagire con lui in maniera appagante e rispettosa per ambo le parti. Come osserva Pikler: " fin dai primi giorni di vita il neonato ci comunica con precisione, tramite i gesti e l'intero suo comportamento, se è soddisfatto del cibo che riceve, ancor prima di mettersi a piangere o sputare. Ascoltiamo i suoi segnali, teniamone conto e rispondiamo in modo adeguato: così ci accorgeremo che il bambino prende, anche molto presto, l'iniziativa per dirci a suo modo che, per esempio, gli piace la temperatura dell'acqua del bagno o che si trova a suo agio mentre lo vestiamo o lo spogliamo" . 

Parlando di babywearing... Dovremmo ogni volta, prima di preparaci a portare nostro figlio, chiederci (magari anche prendendolo in braccio, "ascoltando" il suo corpo) se lui ne abbia voglia: è disponibile ad essere portato in quel momento? E mentre lo indossiamo, nella fascia o nel marsupio, ripetendo la sequenza di movimenti e di gesti che man mano il nostro bambino impara a riconoscere e a sentire familiare, cercheremo di farlo con gentilezza e rispetto, chiedendogli (a parole, o con il corpo...) il consenso, prestando attenzione ai segnali che ci indicano un disaccordo (magari ha caldo, o vuole poppare, o semplicemente vuole stare disteso sul fasciatoio o sul letto...). 

Non è così ovvio... Restare in ascolto, connessi, con un esserino così piccolo, tra mille cose e pensieri da adulto. Ma state facendo un buon lavoro, cari genitori... Ci state provando. E dalle prove, dagli sbagli, si può imparare tanto. Il nostro "mestiere" di mamme e papà non è affatto facile a volte! Ma i nostri figli, creature con un grande cuore, ci perdonano tutto. Dovremmo imparare da loro.

Buon portare e buone coccole!




lunedì 13 aprile 2020

Cinque domande sul babywearing

Tempo fa, ormai sono passati quasi tre anni, gli amici di Napoleaks, una testata giornalistica online indipendente, mi scrissero per un'intervista sul babywearing. Fu un'occasione imprevista per parlare non solo di portabebè, ma anche del cosidetto "alto contatto"... Che, a proposito, io opterei per sostituire con altre espressioni: gli inglesi parlano di "normal infant behaviour", io proporrei semplicemente di parlare di bisogni del bambino. Non solo bisogni strettamente legati alla fisiologia, "visibili", e universalmente riconosciuti e accettati come mangiare, bere, dormire, essere puliti, ma anche necessità "invisibili"

mercoledì 1 aprile 2015

I Laboratori pratici sul Babywearing

Parte un nuovo progetto al quale sto dedicando tempo, attenzione, e la miglior parte di me, nell'ottica di favorire un maggior avvicinamento dei genitori della mia città al mondo del portare. Nascono i laboratori pratici sul babywearing, una via di mezzo tra l'incontro informativo gratuito e il workshop propriamente detto! 

Battesimo e banco di prova di questa nuova tipologia di servizio offerto è stato l'incontro con le mamme e i papà di Spazio M'Ama, a Giugliano (Na). Tanti sorrisi ed un entusiasmo vero,

martedì 3 febbraio 2015

Parliamo di fasce porta bebè: nuovo incontro informativo!

Riprendono dopo la pausa natalizia gli incontri informativi per diffondere il portare in fascia! Stavolta, per la prima volta dopo anni, ci vediamo appena oltre le mura della nostra città: appuntamento a Giugliano in Campania (Napoli), ospitati da Spazio M'Ama Massaggio Infantile, un luogo comodo ed accogliente dove mamme e papà si ritrovano ed imparano le tecniche e i rituali del massaggio ai piccoli! 
Parleremo dei benefici del portare i nostri bambini, conosceremo da vicino i diversi tipi di porta bebè in commercio, e sarà inoltre possibile provare i vari tipi di fascia nonchè di marsupio della nostra fascioteca... Il tutto in maniera assolutamente gratuita!

giovedì 16 ottobre 2014

Ricominciare... Dalla città

Fasceggiata nel Bosco di Capodimonte (Na)
Questo è uno di quei post scritti di getto, quelli che non vedi l'ora di mettere nero su bianco, che quasi fatichi a trattenerti... Quelli che scaturiscono da un'esperienza che non è null'altro se non pura gioia, contagioso entusiasmo... Come una ragazzina che è impaziente di prendere il suo diario segreto per raccontare di quanto è felice, eccomi qui a digitare sulla tastiera ormai cosumata del mio pc. 

Come avevamo anticipato nel precedente post, l'11 Ottobre abbiamo organizzato una "fasceggiata" (ovvero una passeggiata in fascia!) a Napoli, per la precisione nello storico parco di Capodimonte, a conclusione della Settimana Internazionale del Portare celebratasi in tutto il mondo. Un evento messo su in poco tempo, in un periodo personalmente abbastanza delicato

lunedì 26 maggio 2014

Fitness e babywearing: ginnastica in fascia!

Le mamme dell'associazione "Sport Insieme" Salerno
Metti un gruppo di mamme piene di energia e voglia di mettersi in gioco. Metti che una di queste mamme sia un'istruttrice di fitness che nel lavoro che fa ci mette tutta la passione e l'amore di cui è capace. Metti che sia anche un'amica, con il pallino delle collaborazioni proprio come te. E infine metti un pomeriggio finalmente estivo, all'aria aperta, nella bella cornice del Parco del Mercatello a Salerno... Ne viene fuori un'esperienza altamente coinvolgente ed emozionante, assolutamente da ripetere!! Grazie alle mamme dell'Associazione Sport Insieme presieduta da Mascia Marigliano, istruttrice certificata Mammafit: è stato bello parlare di portare e di fasce, per poi assistere, alla fine dell'incontro, ad una sessione di ginnastica in fascia!

lunedì 12 maggio 2014

Certificazione consulente Scuola del Portare: countdown!

In formazione a Roma, 2° modulo SDP
Ci siamo! Manca pochissimo ormai all' "ora X", all'evento per il quale mi sto preparando (e con me anche tutta la famiglia, che mi supporta e... Mi sopporta!!) da mesi... La fatidica certificazione come Consulente della Scuola del Portare
Giovedì si parte alla volta dell'Umbria, per una tre giorni che si prospetta molto densa e intensa: esercitazioni, confronti, attivazioni di gruppo, non vedo l'ora di tuffarmi in tutto questo! Tre giorni in vista dei quali sto studiando ed allenandomi nel ripetere le tecniche di legatura imparate ai corsi, gli appunti e gli articoli letti in queste ultime settimane, e così via... 
Tre giorni... Tre giorni?? Chiunque mi sente parlare ultimamente mi chiede: "Ma non saranno troppi tre giorni di esame?? Cosa dovranno mai chiedervi in tutto questo tempo??" :D Confesso di aver pensato la stessa cosa quando mi trovai a leggere per la prima volta il numero di ore dedicate alla formazione: così tante? Già mi immaginavo a sbadigliare... E invece!!! Non solo non mi sono mai annoiata, ma

giovedì 4 aprile 2013

Portare... E' difficile??



Mamma e Lorenzo, 11 mesi, in mei tai
Quello che state per leggere è un post-riflessione sulla "semplicità" del portare: spesso si sente dire che usare la fascia con i propri piccoli è un comportamento quasi "naturale", "istintivo", un po' come l'allattamento al seno... Ma sarà veramente così?? Davvero portare i bambini è qualcosa di così facile nella sua presunta naturalezza? E questo varrà anche per l'allattamento? Come mai allora dalle nostre parti abbiamo tante difficoltà nell'avviare e proseguire quest ultimo, e perchè tante mamme (purtroppo!) abbandonano la fascia dopo pochissimo tempo, o addirittura non la prendono proprio in considerazione?

mercoledì 6 marzo 2013

Una tabella per i porta bebè... Tutta nostra!

La pensavamo da tempo, l'abbiamo immaginata, studiata, modificata più volte ed alla fine siamo riusciti nel darle un "volto": una tabella riassuntiva che mostrasse, in un unico colpo d'occhio, le fasce di utilizzo dei porta bebè che nel corso degli anni abbiamo utilizzato e poi realizzato per la nostra bottega

Perchè una tabella?? La risposta nasce dagli interrogativi che le mamme mi hanno rivolto negli anni: "Quando posso iniziare ad usare il mei tai?" "La fascia elastica fino a che peso posso indossarla?" "La fascia ad anelli va bene anche con i neonati?" e così via. Avendo avuto modo di vedere che domande di questo tipo erano ricorrenti, abbiamo pensato che un primo, intuitivo strumento di consultazione potesse essere d'aiuto, sopratutto per chi si avvicina per la prima volta al mondo del portare i bambini e non immagina nemmeno che possano esistere tanti tipi di porta bebè in circolazione! 

giovedì 17 maggio 2012

Portare i neonati: il mei tai


Leggi il post più recente sull'argomento qui
 
Tempo fa, andando per forum, si discuteva con altre mamme sulla possibilità o meno di portare i piccolissimi in supporti che solitamente vengono usati (in alcuni casi anche raccomandati) con bambini più grandi, diciamo dai 5-6 mesi in su. In questa categoria di porta bebè rientrano il mei tai, il podaegi e l'onbuhimo, tutti dispositivi in tessuto, non strutturati (a differenza, per intenderci, di Ergo, Manduca ed altri, che sono SSC, Soft Structured Carriers muniti di cinghie, fibbie ed automatici) e provenienti dalla tradizione asiatica.
Perchè mei tai, pod e onbu (per abbreviare! :) vengono il più delle volte consigliati a partire da una certa età in poi? Può essere poco sicuro portare i nostri bebè in questo tipo di supporti? Perchè di solito viene consigliata la fascia lunga con i neonati?

Prima di affrontare più da vicino questi interrogativi, forse può essere utile
mostrare come sono fatti podaegi e onbuhimo (il mei tai è sicuramente più conosciuto, almeno da un po' di tempo a questa parte), e come possono essere impiegati, anche con i neonati! Girando qua e là su internet, ho trovato questo schemino molto intuitivo che illustra le principali differenze tra questi ABC (Asian Baby Carriers, Porta Bebè di derivazione asiatica):


Il primo supporto, in alto, è un podaegi, il secondo un mei tai e l'ultimo un onbuhimo. il podaegi è sostanzialmente un pannello di tessuto dotato di due fasce belle lunghe, che vengono incrociate sotto il sederino del bimbo, proprio come si fa con il mei tai, bloccando prima però un bel po' di stoffa dello "schienale" sotto il culetto del piccolo, per tenerlo in sicurezza: a quel punto poi le fasce possono essere legate in vita, con un nodo (potete vedere come indossare il pod anche in questo utile post scritto da Phoebe, autrice del blog Il contatto naturale). L'ultimo "nuovo" supporto, l'onbuhimo, anch'esso sprovvisto di cintura, ha due anelli fissati alla base del pannello, nei lati, attraverso i quali far passare le fasce, che vanno ad incrociarsi sotto il sederino del bimbo per poi chiudersi sul petto, "alla tibetana", analogamente a quanto può essere fatto con un mei tai che abbia bretelle adeguatamente lunghe.

Di seguito, due video che mostrano come usare entrambi i porta bebè, anche con bambini molto piccoli e neonati:






Ed ecco anche come usare il mei tai, il porta bebè che tra i tre abbiamo avuto modo di conoscere direttamente, sperimentandolo e collaudandolo giorno dopo giorno sia con Alessandra che con Lorenzo... Nel nostro video tutorial più recente, io e il piccolino di casa (qui aveva appena quindici giorni di vita!) vi mostriamo come indossarlo con i neonati!



Per portare un neonato in mei tai bisogna innnzitutto ricordarsi un paio di cose:

- accorciare preventivamente lo schienale del mei tai, prima di legarlo in vita (vi basterà ripiegare la cintura su se stessa): questa operazione è necessaria affinchè il piccolo non si insacchi troppo all'interno del pannello, che di norma è alto una sessantina di cm (per poter adattarsi anche a bambini più grandi); se possedete un mei tai "mini", cioè apposito per neonati, non sarà invece necessario ridurre l'altezza dello schienale.

- incrociare le fasce del mei tai dietro la schiena del piccolino, anzichè sotto il sederino, come si fa per i bimbi più cresciutelli: questo darà maggior sostegno alla spina dorsale, e contribuirà ad aumentare la sensazione di "avvolgenza" e di contenimento del cucciolo; un'ulteriore accortenza: non fare il nodo proprio in corrispondenza della schiena del bambino, cercate di spostarvi lateralmente, in direzione del vostro fianco, in modo da non dargli fastidio!

-posizionare, almeno per i primi tempi, le gambine del piccolo all'interno del pannello del mei tai, a "ranocchietto" (come spiega molto chiaramente Serena-Mamma Canguro in questo utile post), ovvero rannicchiate e con le ginocchia quanto più è possibile posizionate più alte rispetto al sederino); passate almeno le prime settimane  sarà possibile mettere il bimbo anche con le gambette al di fuori dello schienale, avendo l'accortenza di ripiegare il tessuto in eccesso della seduta (che è più larga per adattarsi anche a bambini più grandi, o "toddlers") sotto il sederino, nei lati, oppure si può fare come mostra Mamma Canguro in questa foto, cioè si usa un elastico o un nastrino alla base del pannello, formando una "strozzatura" del tessuto che ne riduce la larghezza proprio in corrispondenza della seduta). Quando sarà possibile poi passare con le gambette fuori dal pannello del mei tai? In realtà, come per altre "tappe" legate al portare, non esiste una scadenza definita e standard che ci ricorda quando sia arrivato il momento giusto per cambiare posizione... Di solito si aspettano almeno due mesi di vita del bimbo, ma se questi da dei chiari segnali che la "ranocchietto" gli va stretta (es. punta i piedini come per venir fuori dallo schienale, si lamenta etc.), allora si può provare la nuova posizione delle gambette!

-più che mai nei neonati valgono alcune delle regole più importanti del portare: tenere il bambino ben alto sul corpo di chi lo porta, con la testolina "a portata di bacio" (dobbiamo essere in grado di poter sfiorare la sua fronte con le labbra, senza chinarci troppo), e fare in modo che il suo corpicino sia ben aderente al nostro, senza vuoti: la stoffa del pannello del mei tai deve risultare ben tesa, avvolgente.

Portare in mei tai da piccolissimi, quindi, è possibile! Noi l'abbiamo fatto con Lorenzo da subito, complice il calore del solleone (è nato il 31 luglio scorso, un'afa tremenda!) che rendeva l'utilizzo della fascia lunga (parlo di quella elastica, in maglina di cotone) impossibile! Il mei tai d'estate, poi, si è rivelato più fresco, anche se la soluzione che preferisco per la stagione calda è la fascia ad anelli, sopratutto se in cotone leggero!

Il mei tai si può usare con i neonati ma... Ma devo ammettere che mi son trovata meglio con la fascia lunga (usata tantissimo con Alessandra appena nata), e anche con quella ad anelli (ottima per allattare!)! Perchè? Perchè innanzitutto, secondo me, il mei tai è meno intuitivo da usare con i piccolissimi, forse occorre un po' più di dimestichezza nel posizionare correttamente il bambino all'interno del pannello, e si è meno "guidati" dal tessuto del porta bebè (a differenza della fascia lunga e di quella ad anelli, dove si forma già una specie di "sacca" all'interno del quale è più immediato sistemare il cucciolo). Non si sa precisamente quanto tirare le bretelle e a che altezza posizionare le gambine, e il mei tai complessivamente è meno "avvolgente" rispetto ad una fascia lunga o ad una sling... Ma, tutto sommato, per noi è stato comunque un buon alleato nel portare Lorenzo, nato in piena estate! 

E poi... E poi c'è una domanda che mi frulla per la testa, alla quale mi piacerebbe trovare risposta: ma il mei tai, come il podaegi o l'onbuhimo, porta bebè della tradizione asiatica, verranno usati in Cina, piuttosto che in Corea o Giappone da secoli e forse più, anche per portare dalla nascita?  Perchè quindi, dalle nostre parti spesso vengono sconsigliati per portare i neonati, rimandando l'utilizzo successivamente, di solito verso i cinque mesi, o comunque quando il bambino inizia ad avere maggior controllo della muscolatura del collo, quando riesce a mantenere la testa ben dritta? Voi che ne pensate? Quali sono le vostre esperienze a riguardo? Attendo i vostri commenti, i vostri racconti! 

A presto, e buon portare! :)

martedì 5 ottobre 2010

BUBAMARA Mei Tai - Posizione Pancia a Pancia (per i neonati)

 
Ecco il primo filmato che inaugura la "serie Mei-Tai" delle nostre video-istruzioni!

Si tratta della posizione indicata per i piccolissimi, utilizzabile fino ai due-tre mesi circa, dopodichè si passa solitamente alla posizione "pancia a pancia" con le gambette del vostro bimbo messe al di fuori dello schienale del mei-tai. 
Per la loro delicatezza, i neonati vengono prudentemente portati con le gambine protette all'interno del pannello del mei-tai, in  una posizione leggermente rannicchiata ("a ranocchietta", come viene detto in gergo) che è per loro molto fisiologica e naturale da assumere.


Essendo lo schienale del mei-tai studiato apposta per portare bimbi anche più grandicelli (fino a 15 kg circa), è opportuno, prima di indossarlo con i neonati, accorciarlo ripiegando la cintura su se stessa, cosicchè il vostro bebè non scivoli troppo in basso nel mei-tai. 


Altra dritta: legate la cintura bella alta sulla vita, dimodochè il bimbo stia con la testina in alto sul vostro petto (la fronte deve quasi poter essere baciata dalle vostre labbra!). Inoltre, (una semplice raccomandazione di normale buonsenso, che però è sempre meglio tenere bene a mente) ricordatevi SEMPRE di posizionare la testolina del bebè IN MODO CHE POSSA RESPIRARE AGEVOLMENTE, e cioè non col nasino e la bocca infossati nel vostro sterno, ma con la guancia appoggiata a voi!!  


Se il vostro piccolo poi si addormenta (garantito!), potete usare il comodo reggitesta in dotazione, che, sistemato opportunamente (a presto un video) eviterà che la testolina possa ciondolare con voi in movimento!


Allora... Alla prossima posizione!

lunedì 4 ottobre 2010

Che cos'è un Mei-Tai???

Prima di pubblicare i video dimostrativi su come indossare i mei tai, forse sarebbe prima il caso di farci una domanda facile facile... MA CHE COS'E' UN MEI TAI??? 

Si tratta di un portabebè dalle origini molto antiche, dai natali cinesi, da diversi anni molto in voga anche presso le nostre latitudini! Sostanzialmente è un pannello di stoffa (principalmente cotone, ma anche seta, a volte canapa) al quale vengono cucite due bretelle dello stesso materiale e una cintura; le parti che lo compongono possono essere imbottite o meno, così come possono avere o non avere il reggitesta, ovvero una sorta di "cappuccio" che con dei laccetti tirati nella maniera più opportuna consentono di mantenere ben salda la testolina del piccolo quando si addormenta, riparandolo altresì dal freddo e dal vento.

Anche se una volta indossato appare molto simile ad un marsupio, in realtà è completamente diverso, non solo, chiaramente, per come è fatto, ma anche e soprattutto per l'estremo comfort che da a chi lo porta e... a chi viene portato! Il peso del bebè, infatti, viene scaricato non solo sulle spalle, come avviene per i classici marsupi, ma anche e soprattutto sul tronco della mamma o del papà... La vostra schiena vi ringrazierà, a fine giornata!

Altra cosa molto importante: al suo interno il bimbo assume una postura fisiologica, non importa che sia piccolissimo o già un po' più cresciutello (perchè, altra cosa da non trascurare, il mei tai può essere usato fino a 15 kg e più, o comunque finchè le vostre forze ve lo consentano... mentre i comuni marsupi reggono massimo fino a 9 kg)! Avete mai visto un bebè portato in marsupio? Praticamente è all'impiedi, con le gambette che penzolano di fuori, il peso del suo corpo che si scarica interamente sugli organi genitali e la colonna vertebrale che viene costretta in una posizione non naturale... 
Nel mei tai (ma anche negli altri portabebè) questo non accade, il vostro piccolo è interamente contenuto dall'abbraccio di un tessuto morbido e accogliente, non è mai all'impiedi, ma il suo sederino è sempre ben sostenuto, così come la colonna vertebrale e la testolina, assicurando una perfetta ergonomicità della sua seduta.

Qualche altro punto a favore? Sicuramente la possibilità di portarvelo sempre dietro in borsa (ripiegato ingombra pochissimo!), così come di usarlo in diverse posizioni (principalmente tre: pancia a pancia, sulla schiena, sul fianco), mentre con il marsupio ciò sarebbe inconcepibile! 

Certo, a differenza del marsupio necessita di un po' di pratica per essere indossato nella maniera migliore, così come non ha la maneggevolezza di una fascia ad anelli... Ma, fidatevi, basta veramente appena un po' di esercizio, e diventerete dei provetti mei-taisti!! 

E poi, tanto per iniziare, ci sono i nostri filmati... A presto con la prima video-dimostrazione!!



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