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lunedì 28 agosto 2023

Il marketing della paura

Ultimamente mi è capitato di imbattermi sui social in delle inserzioni sponsorizzate, niente di nuovo sicuramente, si tratta di prodotti in buona parte già visti in passato; è merce destinata alla fascia "genitori di bimbi piccoli" o anche "genitori in attesa", ed hanno tutti un comune denominatore: la preoccupazione per la salute del proprio bambino.

Beh che scoperta!, di solito gran parte dei genitori è proprio mossa dalla volontà di proteggere l'incolumità e la salute dei propri figli, quindi nulla di strano. Però, ad una lettura un minimo più attenta, non posso fare a meno di notare lo stile comunicativo degli annunci che mi compaiono sullo smartphone, e l'enfasi che viene data a particolari aspetti.

 

Il "marketing della paura" inizia dalla gravidanza



Fin dall'attesa, i futuri genitori sono target "facili" per le aziende di articoli di puericultura e prima infanzia: la madre in particolare è più sensibile alla preparazione, anche solo mentale, del "nido", senza considerare il fatto che già la gravidanza di per sè è una condizione nel tempo colonizzata da tutto un comparto di prodotti ad hoc (creme, cuscini, abbigliamento etc), dove molto poi influisce il passaparola, o il sentito dire.

Se avete letto "Bebè a costo zero"

sabato 13 marzo 2021

Novità! "Regalami" con una consulenza: le Gift Card

 

Se hai pensato di fare un dono speciale per una persona cara, se è appena arrivato un bambino nella sua famiglia, o se sta per arrivare... Hai l'opportunità di regalare una consulenza con me! Non le solite tutine, non giochini per il bebè o altri gadget di varia natura... Puoi regalare un'esperienza utile a tutta la famiglia, mamma, papà e bambino!

Sono anni ormai che nel mio lavoro vengo contattata e scelta come "regalo" in occasione di una nascita, finalmente sono riuscita a far stampare delle card in cartoncino con buste abbinate... Cosicchè chi effettua il regalo può anche scrivere (o farmi scrivere, se consegnerò io a mano la card) una frase, un augurio di proprio pugno.

Le card sono di due tipi: la prima è per acquistare una consulenza babywearing, per scoprire in mia compagnia il mondo di fasce portabebe' e marsupi, nel costo della consulenza è inclusa una settimana di noleggio gratuito per un portabebè. 


 
 
L'altra card è

lunedì 27 aprile 2020

Genitori tra vocazioni e necessità

Mi è capitato di pensare più volte, in questa quarantena "liquida" e dai confini incerti, alla condizione attuale dei bambini e di quella dei loro genitori: non potrebbe essere diversamente, essendo direttamente coinvolta come mamma di due creature. Cosa è successo? 
Improvvisamente ci siamo ritrovati ad essere, noi genitori, non più solo "semplici" educatori dei nostri figli, ma anche insegnanti, animatori, amici, babysitter ed altro ancora... Di punto in bianco la moltitudine di ruoli ricoperti da altre figure intorno a noi ricade tutta sulle nostre fragili spalle: non più le maestre, non più i nonni, le tate, gli allenatori, puf!, tutto sparito! Spariti anche i "pari" dei nostri bambini, i compagnetti di scuola, quelli della piscina o del catechismo... 

lunedì 13 aprile 2020

Cinque domande sul babywearing

Tempo fa, ormai sono passati quasi tre anni, gli amici di Napoleaks, una testata giornalistica online indipendente, mi scrissero per un'intervista sul babywearing. Fu un'occasione imprevista per parlare non solo di portabebè, ma anche del cosidetto "alto contatto"... Che, a proposito, io opterei per sostituire con altre espressioni: gli inglesi parlano di "normal infant behaviour", io proporrei semplicemente di parlare di bisogni del bambino. Non solo bisogni strettamente legati alla fisiologia, "visibili", e universalmente riconosciuti e accettati come mangiare, bere, dormire, essere puliti, ma anche necessità "invisibili"

mercoledì 8 aprile 2020

Pillole di Pikler


Leggendo Emmi Pikler non si può fare a meno di avvertire (e apprezzare) un certo respiro che anima i suoi scritti, un afflato a tratti poetico, e rivoluzionario, sul rispetto delle competenze del bambino. In tutto il suo "Datemi tempo - lo sviluppo autonomo dei movimenti nei primi anni di vita del bambino" emerge il ritratto di un bambino capace, con tante abilità, una creatura che è ben oltre il fantolino passivo e incapace ritratto fino a qualche decennio fa nei manuali di puericultura. Lo sviluppo delle abilità motorie,

martedì 31 marzo 2020

"Vizio" delle braccia... O bisogno? Riscrivere il lessico

Certe espressioni, sebbene possano essere tecnicamente improprie e scorrette, sono talmente radicate nel linguaggio comune che il loro utilizzo prorompe spontaneo nelle conversazioni, anche tra "addetti ai lavori". 

Ci pensavo proprio ieri pomeriggio, quando nel leggere un messaggio ricevuto da una neomamma stavo per risponderle citando il famigerato "vizio delle braccia"! Che cosa assurda!, mi sono bloccata improvvisamente, proprio io che non faccio altro che parlare di bisogni e competenze innate del bambino, proprio io che scrivo di contatto e contenimento dei neonati come loro diritto imprescindibile...

giovedì 20 agosto 2015

Consulente alla pari in allattamento, perchè?

Era da un po' che volevo scrivere questo post, almeno dalla fine di giugno, ma tra le mamme che incontro in consulenza, i bimbi che sono in pausa scolastica e le tanto sospirate vacanze ecco che sono slittata fin qui, nel mezzo di un agosto a tratti torrido, a tratti monsonico! Condivido quindi con voi ora, seppure un po' in ritardo, la gioia per aver finalmente realizzato un progetto cui tenevo particolarmente... Un vero e proprio sogno che alla fine sono riuscita a realizzare: diventare Consulente alla Pari in Allattamento, o per dirla all'inglese "Breastfeeding Peer Counselor"!

giovedì 3 aprile 2014

Collaborazioni e sinergie: il sogno di un portare i bambini "in rete"

Quando ho terminato il primo modulo del percorso formativo come consulente alla Scuola del Portare, diversi genitori tra i nostri fan sulla Pagina Facebook ci hanno chiesto con una certa trepidazione se a quel punto saremmo rimasti quelli di sempre, la famiglia alla quale sta a cuore la diffusione del portare, quelli che fanno i video tutorial coi figli e che si spostano di città in città per incontrarsi con altre famiglie che vogliono avvicinarsi al mondo delle fasce. "Ma continuerete a fare le demo?" "E i tutorial, non li farete più?" "Ma ci verrete poi in fascioteca?", e così di seguito... Come se all'improvviso l'essere diventata io consulente ci avrebbe portato irrimediabilmente, me e Bubamara tutta, "dall'altra parte", segnando un sicuro distacco dalle mamme e dai papà "normali", dai quali provenivamo! 

lunedì 2 settembre 2013

Accogliere la nascita: convegno con Michel Odent, Alessandra Bortolotti, Giorgia Cozza, Roma 08/09/2013

Accogliere il bambino, rispettandolo e amandolo
Domenica 08 Settembre avremo l'onore di assistere a quello che promette di essere un interessantissimo, appassionante incontro sul tema della nascita rispettata, argomento che abbiamo (che ho in particolare io, come donna e mamma) a cuore. Nascita rispettata è un'espressione secondo me bellissima, che in maniera anche molto poetica racchiude in sè un nucleo di significati che si intrecciano tra loro in maniera complessa, contaminando in ciò aree del sapere umano quali antropologia, storia, medicina, biologia, psicologia, sociologia secondo una prospettiva che personalmente mi affascina tanto.

giovedì 4 aprile 2013

Portare... E' difficile??



Mamma e Lorenzo, 11 mesi, in mei tai
Quello che state per leggere è un post-riflessione sulla "semplicità" del portare: spesso si sente dire che usare la fascia con i propri piccoli è un comportamento quasi "naturale", "istintivo", un po' come l'allattamento al seno... Ma sarà veramente così?? Davvero portare i bambini è qualcosa di così facile nella sua presunta naturalezza? E questo varrà anche per l'allattamento? Come mai allora dalle nostre parti abbiamo tante difficoltà nell'avviare e proseguire quest ultimo, e perchè tante mamme (purtroppo!) abbandonano la fascia dopo pochissimo tempo, o addirittura non la prendono proprio in considerazione?

venerdì 22 marzo 2013

Ri-porta la fascia! 2013



Ci siamo!! Come avevamo già anticipato, eccoci alla seconda edizione del progetto "Ri-porta la fascia!"... Per il 2012 da poco passato, nostra partner è stata l'associazione VITAminaM(amma) di Torino, una bella realtà di mamme che mettono al servizio di tante famiglie il proprio prezioso tempo e le proprie competenze, fornendo altresì diversi ed utili servizi, come la pannolinoteca e la fascioteca. In quest'ultima potrete vedere e provare, anche prendendole in prestito, le nostre fasce ad anelli e mei tai, perchè poter toccare con mano e "collaudare" un porta bebè è la maniera migliore per non sbagliare acquisto!

Ma cos'è "Ri-porta la fascia!"? Molto semplice: nell'ottica di voler diffondere la pratica del portare i bambini, e di voler dare appunto la possibilità ai genitori di poter provare le varie tipologie di fasce porta bebè esistenti in commercio,

mercoledì 3 ottobre 2012

Onbuhimo sulla schiena: metodo "Santa toss"


Come promesso, ecco il nostro primo video tutorial su come indossare l'onbuhimo! Questo breve filmato in particolare mostra i passi da seguire per portare bambini relativamente "piccoli", o comunque non così pesanti da non poter essere sollevati e caricati sulla schiena dall'alto, con un movimento chiamato in inglese "Santa toss" (un'espressione che si riferisce al movimento che fa Babbo Natale quando si carica sulle spalle il sacco pieno di doni!). Per bambini più cresciutelli (direi già verso i 12 kg circa) ho trovato migliore un metodo alternativo, che conto di mostrarvi a giorni in un nuovo post! ;)

Con questa tecnica

giovedì 17 maggio 2012

Portare i neonati: il mei tai


Leggi il post più recente sull'argomento qui
 
Tempo fa, andando per forum, si discuteva con altre mamme sulla possibilità o meno di portare i piccolissimi in supporti che solitamente vengono usati (in alcuni casi anche raccomandati) con bambini più grandi, diciamo dai 5-6 mesi in su. In questa categoria di porta bebè rientrano il mei tai, il podaegi e l'onbuhimo, tutti dispositivi in tessuto, non strutturati (a differenza, per intenderci, di Ergo, Manduca ed altri, che sono SSC, Soft Structured Carriers muniti di cinghie, fibbie ed automatici) e provenienti dalla tradizione asiatica.
Perchè mei tai, pod e onbu (per abbreviare! :) vengono il più delle volte consigliati a partire da una certa età in poi? Può essere poco sicuro portare i nostri bebè in questo tipo di supporti? Perchè di solito viene consigliata la fascia lunga con i neonati?

Prima di affrontare più da vicino questi interrogativi, forse può essere utile
mostrare come sono fatti podaegi e onbuhimo (il mei tai è sicuramente più conosciuto, almeno da un po' di tempo a questa parte), e come possono essere impiegati, anche con i neonati! Girando qua e là su internet, ho trovato questo schemino molto intuitivo che illustra le principali differenze tra questi ABC (Asian Baby Carriers, Porta Bebè di derivazione asiatica):


Il primo supporto, in alto, è un podaegi, il secondo un mei tai e l'ultimo un onbuhimo. il podaegi è sostanzialmente un pannello di tessuto dotato di due fasce belle lunghe, che vengono incrociate sotto il sederino del bimbo, proprio come si fa con il mei tai, bloccando prima però un bel po' di stoffa dello "schienale" sotto il culetto del piccolo, per tenerlo in sicurezza: a quel punto poi le fasce possono essere legate in vita, con un nodo (potete vedere come indossare il pod anche in questo utile post scritto da Phoebe, autrice del blog Il contatto naturale). L'ultimo "nuovo" supporto, l'onbuhimo, anch'esso sprovvisto di cintura, ha due anelli fissati alla base del pannello, nei lati, attraverso i quali far passare le fasce, che vanno ad incrociarsi sotto il sederino del bimbo per poi chiudersi sul petto, "alla tibetana", analogamente a quanto può essere fatto con un mei tai che abbia bretelle adeguatamente lunghe.

Di seguito, due video che mostrano come usare entrambi i porta bebè, anche con bambini molto piccoli e neonati:






Ed ecco anche come usare il mei tai, il porta bebè che tra i tre abbiamo avuto modo di conoscere direttamente, sperimentandolo e collaudandolo giorno dopo giorno sia con Alessandra che con Lorenzo... Nel nostro video tutorial più recente, io e il piccolino di casa (qui aveva appena quindici giorni di vita!) vi mostriamo come indossarlo con i neonati!



Per portare un neonato in mei tai bisogna innnzitutto ricordarsi un paio di cose:

- accorciare preventivamente lo schienale del mei tai, prima di legarlo in vita (vi basterà ripiegare la cintura su se stessa): questa operazione è necessaria affinchè il piccolo non si insacchi troppo all'interno del pannello, che di norma è alto una sessantina di cm (per poter adattarsi anche a bambini più grandi); se possedete un mei tai "mini", cioè apposito per neonati, non sarà invece necessario ridurre l'altezza dello schienale.

- incrociare le fasce del mei tai dietro la schiena del piccolino, anzichè sotto il sederino, come si fa per i bimbi più cresciutelli: questo darà maggior sostegno alla spina dorsale, e contribuirà ad aumentare la sensazione di "avvolgenza" e di contenimento del cucciolo; un'ulteriore accortenza: non fare il nodo proprio in corrispondenza della schiena del bambino, cercate di spostarvi lateralmente, in direzione del vostro fianco, in modo da non dargli fastidio!

-posizionare, almeno per i primi tempi, le gambine del piccolo all'interno del pannello del mei tai, a "ranocchietto" (come spiega molto chiaramente Serena-Mamma Canguro in questo utile post), ovvero rannicchiate e con le ginocchia quanto più è possibile posizionate più alte rispetto al sederino); passate almeno le prime settimane  sarà possibile mettere il bimbo anche con le gambette al di fuori dello schienale, avendo l'accortenza di ripiegare il tessuto in eccesso della seduta (che è più larga per adattarsi anche a bambini più grandi, o "toddlers") sotto il sederino, nei lati, oppure si può fare come mostra Mamma Canguro in questa foto, cioè si usa un elastico o un nastrino alla base del pannello, formando una "strozzatura" del tessuto che ne riduce la larghezza proprio in corrispondenza della seduta). Quando sarà possibile poi passare con le gambette fuori dal pannello del mei tai? In realtà, come per altre "tappe" legate al portare, non esiste una scadenza definita e standard che ci ricorda quando sia arrivato il momento giusto per cambiare posizione... Di solito si aspettano almeno due mesi di vita del bimbo, ma se questi da dei chiari segnali che la "ranocchietto" gli va stretta (es. punta i piedini come per venir fuori dallo schienale, si lamenta etc.), allora si può provare la nuova posizione delle gambette!

-più che mai nei neonati valgono alcune delle regole più importanti del portare: tenere il bambino ben alto sul corpo di chi lo porta, con la testolina "a portata di bacio" (dobbiamo essere in grado di poter sfiorare la sua fronte con le labbra, senza chinarci troppo), e fare in modo che il suo corpicino sia ben aderente al nostro, senza vuoti: la stoffa del pannello del mei tai deve risultare ben tesa, avvolgente.

Portare in mei tai da piccolissimi, quindi, è possibile! Noi l'abbiamo fatto con Lorenzo da subito, complice il calore del solleone (è nato il 31 luglio scorso, un'afa tremenda!) che rendeva l'utilizzo della fascia lunga (parlo di quella elastica, in maglina di cotone) impossibile! Il mei tai d'estate, poi, si è rivelato più fresco, anche se la soluzione che preferisco per la stagione calda è la fascia ad anelli, sopratutto se in cotone leggero!

Il mei tai si può usare con i neonati ma... Ma devo ammettere che mi son trovata meglio con la fascia lunga (usata tantissimo con Alessandra appena nata), e anche con quella ad anelli (ottima per allattare!)! Perchè? Perchè innanzitutto, secondo me, il mei tai è meno intuitivo da usare con i piccolissimi, forse occorre un po' più di dimestichezza nel posizionare correttamente il bambino all'interno del pannello, e si è meno "guidati" dal tessuto del porta bebè (a differenza della fascia lunga e di quella ad anelli, dove si forma già una specie di "sacca" all'interno del quale è più immediato sistemare il cucciolo). Non si sa precisamente quanto tirare le bretelle e a che altezza posizionare le gambine, e il mei tai complessivamente è meno "avvolgente" rispetto ad una fascia lunga o ad una sling... Ma, tutto sommato, per noi è stato comunque un buon alleato nel portare Lorenzo, nato in piena estate! 

E poi... E poi c'è una domanda che mi frulla per la testa, alla quale mi piacerebbe trovare risposta: ma il mei tai, come il podaegi o l'onbuhimo, porta bebè della tradizione asiatica, verranno usati in Cina, piuttosto che in Corea o Giappone da secoli e forse più, anche per portare dalla nascita?  Perchè quindi, dalle nostre parti spesso vengono sconsigliati per portare i neonati, rimandando l'utilizzo successivamente, di solito verso i cinque mesi, o comunque quando il bambino inizia ad avere maggior controllo della muscolatura del collo, quando riesce a mantenere la testa ben dritta? Voi che ne pensate? Quali sono le vostre esperienze a riguardo? Attendo i vostri commenti, i vostri racconti! 

A presto, e buon portare! :)

mercoledì 4 aprile 2012

Bimbi prematuri e fascia porta bebè: la marsupioterapia


Ecate tra le braccia di mamma Alessia
La marsupioterapia è la pratica di tenere sul proprio corpo, possibilmente pelle a pelle, e con l'ausilio di  teli di stoffa o fasce, il proprio cucciolo nato pre-termine.  Il contatto, il battito del cuore della mamma (e del papà, volendo -e potendo-), aiuterebbero  i piccolissimi a prendere peso velocemente, un po' come in una termoculla, ma in maniera del tutto naturale e... Dolcissima! Recentemente ho avuto modo di trovare un po' di materiale a riguardo, girando qua e là sul web, e proprio condividendo alcune di queste informazioni su Facebook ho scoperto che una splendida mamma "amica di fascia", Alessia, aveva provato l'esperienza della marsupioterapia con la sua bimba, Ecate. Le ho chiesto di scrivere per me e per chiunque leggerà, questo post che è un bellissimo e tenero racconto di una grande storia d'amore. Ma ecco le parole di Kabeira... Buona lettura!

sabato 30 ottobre 2010

Nascita consapevole e diritti dell'essere secondo Alejandro Jodorowsky

Avete presente quando state sistemando casa, quando vi trovate a spolverare gli scaffali della libreria... e all'improvviso vi ritrovate davanti a un libro che non vedevate da un po' di tempo?? Un libro che magari ha segnato per voi un momento speciale della vostra vita, che in qualche modo ha cambiato un pezzetto della vostra esistenza?? 

Beh, a noi, a me è successo proprio così oggi... Ho ritrovato un volume che credevo prestato, se non perso!! Si chiama "La danza della realtà", di Alejandro Jodorowsky... Un autore che definire controverso è poco! Scrittore, regista, attore, performer, veggente, psicomago, ciarlatano... Sicuramente un vero istrione, ma anche un uomo dalla vita pienissima.

Durante la mia gravidanza non ho letto molti libri,"La danza della realtà" però è stato tra i pochi testi che hanno segnato il tempo della gestazione di nostra figlia. Parla di psicologia, di magia, di inconscio e reconditi traumi infantili... Con una prosa molto suggestiva. Voglio citarvi qualche riga, è sul concepimento dell'essere umano, sulla nascita di una nuova vita, sull'essere che sarà, con i suoi diritti imprescindibili...

Buona lettura, e buon week end!


"Innanzitutto, dovresti avere il diritto di venire generato da un padre e una madre che si amino, durante un atto sessuale coronato dal reciproco orgasmo, affinchè la tua anima e la tua carne abbiano come radice il piacere.
Dovresti avere il diritto di non essere considerato un incidente nè un peso, bensì un individuo atteso e desiderato con tutta la forza dell'amore, come un frutto che deve dare un senso alla coppia, trasformandolo in famiglia.
Dovresti avere il diritto di nascere con il sesso che la natura ti ha dato (è sbagliato dire: "Aspettavamo un maschietto e invece è nata una femmina" e viceversa).
Dovresti avere il diritto di essere preso in considerazione fin dal primo mese della tua gestazione. Sempre, in ogni momento, la donna gravida dovrebbe accettare di essere due organismi in via di separazione e non uno solo che si espande [...]
Dovresti avere diritto ad una profonda collaborazione: la madre deve voler partorire tanto quanto il bambino o la bambina vogliono nascere. Lo sforzo sarà reciproco e ben equilibrato.
Dal momento in cui tale universo ti produce, è un tuo diritto avere un padre protettivo che sia sempre presente durante la tua crescita. Così come ad una pianta assetata si da l'acqua, quando manifesti un interesse hai il diritto che ti venga data la possibilità di realizzarlo, affinchè tu ti possa sviluppare sulla strada che hai scelto. Non sei venuto qui per realizzare il progetto personale degli adulti che ti impongono mete che non sono le tue, la principale felicità che ti offre la vita è consentirti di arrivare a te stesso. [...]
Sei venuto qui soltanto per realizzare te stesso, non sei venuto a occupare il posto di un morto, meriti di avere un nome che non sia quello di un parente scomparso prima della tua nascita [...] Hai il pieno diritto di non venire paragonato a nessuno, nessun fratello nessuna sorella vale più o meno di te, l'amore esiste quando si riconoscono le differenze fondamentali.
Dovresti avere il diritto di venire escluso da ogni litigio familiare, di non venir preso come testimone nelle discussioni, di non essere il ricettacolo dei problemi economici degli adulti, di crescere in un ambiente pervaso di fiducia e sicurezza.
Dovresti avere il diritto di venire educato da un padre e una madre che la pensano allo stesso modo, avendo appianato le loro divergenze nell'intimità. Se divorziassero, dovresti avere il diritto di non essere costretto a guardare gli uomini con gli occhi risentiti di una madre nè le donne con gli occhi risentiti di un padre.
Doversti avere il diritto di non venire sradicato dal luogo in cu hai i tuoi amici, la tua scuola, i tuoi professori prediletti.
Dovresti avere il diritto di non venire criticato se scegli una strada che non rientra nei piani di chi ti ha generato; il diritto di amare chi desideri senza avere bisogno di un'approvazione; e quando ti sentirai capace di farlo, dovresti avere il diritto di lasciare il nido e andare a vivere la tua vita; di superare i tuoi genitori, di andare più avanti di loro, di realizzare quello che loro non hanno potuto fare, di vivere più a lungo di loro.
Infine, dovresti avere il diritto di scegliere il momento della tua morte senza che nessuno ti mantenga in vita contro la tua volontà."

              da "La danza della realtà", Alejandro Jodorowsky


martedì 14 settembre 2010

Perchè portare: qualche motivo pratico

La nascita di un bambino porta sempre, oltre a tanta gioia per tutta la famiglia che lo accoglie, un grande scombussolamento, una vera e propria rivoluzione in casa! E' successo anche a voi? Pannolini da cambiare a ripetizione, poppate che a volte sembrano interminabili , nottate in bianco, ninne-nanne e cullamenti senza fine... I nostri figli, ancora oggi, nascono sfortunatamente senza libretto d'istruzioni, e più che mai nelle prime settimane della convivenza con il nuovo arrivato/a bisogna munirsi di tanta pazienza e dare tempo al tempo...

Ecco quindi che i primi mesi di vita del vostro piccolo passeranno con voi che praticamente vivrete in simbiosi con la carrozzina dove lui riposa (o dovrebbe riposare!!), tendendo l'orecchio al minimo rumore che provenga dalla stanza in cui l'avete lasciato, magari solo per andare un attimo in bagno (anche se siete in possesso delle famigerate "radioline"/ricetrasmittenti-ascolta-bebè che magari qualche amico vi ha regalato, andrete comunque a sbirciare ogni tre minuti che il bimbo stia bene, non si sa mai...), accorrendo trafelati quando lo sentirete  scoppiare a piangere, passando a volte anche ore a consolarlo e a tenerlo in braccio...  E mentre tutto questo magicamente accade, inizierete a vedere i segni dell'incuria e della trascuratezza nella vostra adorata casetta! Polvere, piatti sporchi di due-tre sere nel lavandino, peli del cane che rotolano sotto forma di balle nel corridoio... E voi che vi sentite stanchi, e che alle nove di sera già vorreste essere a letto!

Scherzi a parte, effettivamente è risaputo che all'inizio il rapporto con il bebè è di natura strettamente simbiotica, e ciò vale soprattutto per la madre, che per nove mesi circa è stata il grembo sicuro e accogliente dove il nuovo esserino si è formato ed è cresciuto. Tutto questo è molto bello e poetico, ma a volte vengono quei momenti in cui, diciamoci la verità, proprio non ce la si fa... E si vorrebbe tanto avere un vice, magari con le stesse nostre sembianze, a cui poter delegare almeno qualche cosina, forse proprio i famigerati "mestieri di casa"! Nell'attesa in cui inventino la clonazione-fai-da-te, e non potendoci permettere nell'immediato una collaboratrice domestica o una tata, abbiamo scelto di muoverci imitando le mamy africane, depositarie di tanta saggezza millenaria, e di adottare il babywearing

Anche se a prima vista non si direbbe, "fare i servizi", ovvero i lavori domestici, con addosso un pupetto è una soluzione molto pratica e, credeteci, non più di tanto faticosa! Il trucco sta innanzitutto nella scelta di un portabebè adeguato, che consenta di scaricare il peso del vostro bimbo su tutte e due le spalle e sul tronco (ad esempio, la fascia lunga o il mei tai; un portabebè che si indossi su una sola spalla, come la fascia ad anelli, non sarebbe l'ideale in questo caso), e, seconda cosa, nel sapere effettuare una legatura corretta, che non seghi collo o busto, e che sia comoda e sicura per chi porta e per il bimbo. 

Bisogna poi saper scegliere bene il tipo di faccende domestiche da poter fare... a due! Anche se vi sentirete sicuri di voi e lanciatissimi, di sicuro non sarebbe l'ideale salire sulla scala per pulire sopra gli armadi, così come non sarebbe raccomandabile nè dare la cera ai pavimenti, nè cucinare con il vostro piccolo fasciato! Noi abbiamo fatto un po' di tutto, dai piatti alle lavate a terra, ma in realtà abbiamo portato nostra figlia Alessandra per lo più nel corso di attività non troppo "statiche" (es. stirare e lavare i piatti), questo perchè la nostra bimba si annoia se sta ferma... 

La soluzione di portare la nostra piccola in fascia o in mei tai quando siamo in casa ci ha salvato in non poche circostanze, specialmente agli inizi, quando i bebè, l'abbiamo detto, hanno più bisogno di essere accuditi e tenuti in braccio. Non solo siamo riusciti a tenere a bada la polvere e i peli del cane, ma ci siamo anche "emancipati" dalla carrozzina, siamo riusciti, cioè, a rivivere la casa, stavolta insieme alla nostra bimba, senza rimanere confinati in una stanza a dover sorvegliare il porte-enfant o la culla. Stare al telefono con un'amica mentre vi spostate da una stanza all'altra, affacciarvi al balcone per innaffiare le piante, andare in cantina a prendere quell bottiglia di vino buono che vi eravate riservati per un'occasione speciale... Non avremmo potuto farlo senza quella serenità e quella comodità che ci ha regalato la fascia o il mei tai! Mia madre ancora oggi mi racconta che quando io e mio fratello siamo nati, lei  non usciva nemmeno dalla stanzetta dove si trovava la culla...

Tuttora che la nostra Ale ha 11 mesi, capita sporadicamente che la portiamo in casa mentre rassettiamo e puliamo... Ovviamente molto di meno, è stata proprio lei a non "chiedercelo" più, oramai ha imparato a camminare da sola ed è molto presa dalle scoperte che tutti i giorni fa! Ma può succedere che qualche nuovo dentino che sta spuntando le dia più fastidio del dovuto, o che  per qualche altro motivo si senta "scocciata", e allora sale sulla schiena di mamma o papà e si tranquillizza...
Che dire? Tirando le somme,  in questo primo anno di vita e di babywearing abbiamo attraversato diverse fasi, dalle colichette, ai dentini, alle crisi dell'ottavo mese... Non sarebbe stata la stessa cosa senza la fascia!
Pulizie della domenica in fascia (1 mese)

 Aspirapolvere in mei tai (11 mesi)  
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