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lunedì 28 agosto 2023

Il marketing della paura

Ultimamente mi è capitato di imbattermi sui social in delle inserzioni sponsorizzate, niente di nuovo sicuramente, si tratta di prodotti in buona parte già visti in passato; è merce destinata alla fascia "genitori di bimbi piccoli" o anche "genitori in attesa", ed hanno tutti un comune denominatore: la preoccupazione per la salute del proprio bambino.

Beh che scoperta!, di solito gran parte dei genitori è proprio mossa dalla volontà di proteggere l'incolumità e la salute dei propri figli, quindi nulla di strano. Però, ad una lettura un minimo più attenta, non posso fare a meno di notare lo stile comunicativo degli annunci che mi compaiono sullo smartphone, e l'enfasi che viene data a particolari aspetti.

 

Il "marketing della paura" inizia dalla gravidanza



Fin dall'attesa, i futuri genitori sono target "facili" per le aziende di articoli di puericultura e prima infanzia: la madre in particolare è più sensibile alla preparazione, anche solo mentale, del "nido", senza considerare il fatto che già la gravidanza di per sè è una condizione nel tempo colonizzata da tutto un comparto di prodotti ad hoc (creme, cuscini, abbigliamento etc), dove molto poi influisce il passaparola, o il sentito dire.

Se avete letto "Bebè a costo zero"

martedì 21 febbraio 2023

Come tazze traboccanti: le mamme e i social

E' da un po' che provo una strana sensazione di disagio mentre sono sui social per lavoro. Ne voglio parlare qui, in questo spazio protetto che rimane il blog della coccinella: ho più tempo e sicuramente più caratteri a disposizione, e pazienza per numeri e algoritmi. Respiro.
 
La quantità di contenuti e più in generale di informazioni sui social ha, non ti sto raccontando nulla di nuovo, dell'incredibile: in ogni momento, ogni luogo, a ciclo continuo, immagini e video ci mostrano e dicono cose, spiegandoci e magari insegnandoci fatti, realtà che non conoscevamo, o che, chissà, conoscevamo già ma forse non troppo. 
 
Ho scritto che la "strana sensazione di disagio" incombe mentre sono sui social per lavoro, quindi nel momento in cui mi muovo tra profili e hastag come educatrice perinatale.
Ma sarò più precisa: ho notato quand'è che esattamente erompe il mio malessere, e cioè quando mi pongo su Instagram o Facebook (Tik Tok per ora ne voglio fare a meno!) esclusivamente come fruitrice di contenuti. Reel su reel, dirette, storie ricche di informazioni utili che sarà bene salvarmi o condividere! Contenuti aggiornati e presentati in maniera accattivante, in modo che restino impressi nella mente di chi guarda. La mia percezione: un vero e proprio tsunami di informazioni, dove non perdersi risulta difficile.

 

 

giovedì 8 settembre 2022

Il rebozo, a modo mio: "Rebozati, mamma!"

E' passato qualche anno, con inframezzo pandemico, da quando ho chiuso il percorso formativo con il Mipa Centro Studi. Precisamente, era il 2019. Sfortunatamente, per tanti e vari motivi, ad oggi non sono ancora riuscita a concretizzare come desideravo i molti e densi contenuti e spunti appresi... Piano piano, però, sto riprendendo a curare e costruire laddove mi ero interrotta.

 

Formazione rebozo Mipa

In questi ultimi anni la voce di Alice in particolare mi risuonava costantemente nelle orecchie: "Ma perchè non riprendi(amo) con gli incontri del Cerchio? E col rebozo?" e così via. E io, che in certi momenti sono proprio pesante e inamovibile: "Si... Lo farò... Vedrò..." etc. 

Doveva forse arrivare la gravidanza di Alice, appunto,

giovedì 18 marzo 2021

Tutto quel che c'è da sapere sui mei tai e non hai mai osato chiedere!

Il mio amore per il mei tai (meh-dai, bei-dai sarebbe più corretto usare la denominazione originale) non è storia nuova (leggi ad esempio qui o qui ), l'ho amato da sempre questo portabebè per la sua praticità, comodità ed avvolgenza, utilizzandolo fin da subito, o quasi, fino a circa due anni di vita di entrambi i miei bambini.

Ti avverto, questo post sarà molto lungo e dettagliato, la mia intenzione è creare una sorta di compendio di tutto quel che so su questo supporto, che possa servire a me e ai genitori che seguo nelle consulenze e nei corsi... E a chiunque abbia bisogno ovviamente!

Partiamo dal mostrarlo, nalle sua semplicità ed essenzialità: prendo una foto dalla mia amica artigiana Tiz My Mei Tai, che fino a poco tempo fa realizzava questi piccoli capolavori, eleganti e puliti nella loro funzionalità


Come puoi vedere si tratta di un oggetto molto semplice nella sua struttura: un pannello centrale in tessuto

domenica 14 marzo 2021

Babywearing gentile: le foto!

Il nostro "contest" è terminato più di una settimana fa, purtroppo riesco solo ora a fermarmi per scrivere due parole di ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato! Ci sono pervenute tante immagini della vostra idea di gentilezza nel portare... Istantanee di vita quotidiana intrise di dolcezza e amore, momenti indimenticabili che avete voluto condividere con noi! Alice ed io siamo molto grate per questa ondata di bellezza che ci ha letteralmente (positivamente!) travolto!

Vi lascio alle immagini... E vi abbraccio forte, tutti. W le coccole!

mercoledì 14 ottobre 2020

In diretta radio... E chi se lo aspettava?




Ci sono cose che potevano accadere solo in questo folle follemente apocalittico 2020... Tra queste la mia scelta epocale di accettare l'invito a parlare di "alto contatto" e bisogni del neonato, nel programma di Elisa D'Avino su Radio Punto Nuovo!

Elisa è una donna vulcanica e dalla sensibilità rara, una persona speciale che ho avuto modo di incontrare anni fa grazie al babywearing, nel gruppo Facebook regionale dedicato al mondo delle fasce e marsupi, Portare in fascia Campania. All'interno del suo programma ha desiderato fortemente dedicare uno spazio settimanale al tema del maternage e dintorni... Quando mi ha proposto una diretta sul topic "il Vizio delle braccia",

mercoledì 2 settembre 2020

Cose che non sapevo sui marsupi

Spesso chi si avvicina al mondo dei marsupi, ormai così ampio e variegato, è animato da aspettative di semplicità e velocità nei confronti di questo tipo di portabebe'. Come dire: c'è meno stoffa = lo indosso più rapidamente, o ancora ha le fibbie = è più sicuro (rispetto ai nodi che, non si sa mai, possono sempre sciogliersi... - cosa molto discutibile, ma ne parleremo magari in un altro post dedicato alla sicurezza dei supporti-). E invece bastano poche prove di strutturati diversi presenti sul mercato per capire che la faccenda non è così semplice come potremmo pensare! 
L'argomento è bello vasto, a dispetto di quello che si possa credere: ci sarebbe innanzitutto da distinguere tra le varie categorie di marsupi, da quelli a pannello fisso a quelli regolabili (taglia unica oppure distinti in fasce di età), alla diversa configurazione degli spallacci (spallacci che possono incrociarsi tra di loro oppure con attaccatura fissa al pannello, spallacci imbottiti o meno etc), con possibilità di agganciare gli spallacci al fascione, per i più piccini, o al pannello per i più grandicelli, con chiusura del cinturone centrale sulla schiena, o spostata su un lato, con riduttori interni o esterni per i neonati, con cappucci reggitesta, con taschini e tanto tanto altro... Siccome l'argomento è ampio assai, in questo post voglio fare solo un riassunto delle cose che non conoscevo sugli accattivanti marsupi, e che ho imparato durante la formazione con Slingababy.


Piccola premessa, per mia esperienza personale e per confronto con colleghe di altre scuole italiane di babywearing, durante le formazioni lo spazio ai supporti strutturati viene solitamente lasciato alla fine: si parla per lo più di come riconoscere un buon marsupio ergonomico, e solitamente si impara anche a portare sulla schiena con questo portabebe'. C'è lo spazio per provare diversi marchi in commercio, ma sostanzialmente lo studio è focalizzato prevalentemente sulla fascia tessuta e sulle varie tecniche per indossarla; d'altra parte i marsupi sono così intuitivi da utilizzare! 

E quindi: fascione posizionato in vita, facciamo accomodare il bimbo centrandolo nel pannello e tiriamo su quest ultimo; infiliamo gli spallacci e chiudiamo la chest strap (la fibbietta che unisce gli spallacci). Una variante che sto adottando anche io, e che diverse colleghe già usavano, prevede la possibilità di chiudere prima la chest strap (lasciando le cinghie di regolazione degli spallacci molto lente), e far entrare il bimbo nel marsupio già "chiuso", per poi infine regolare la tensione delle cinghie laterali. 

La chiusura della chest strap prima di inserire il bimbo la sto trovando molto utile, anche affinché questa possa trovare la sua corretta posizione sulla schiena. La fibbietta che unisce gli spallacci non dovrebbe infatti essere posizionata troppo alta, dietro la nuca per intenderci, ma più in basso. Un punto che può variare da persona a persona in base a fisicità, postura e anche lunghezza degli spallacci del marsupio, e che a grosse linee si può localizzare nella parte tra le scapole o immediatamente sopra. Vale la pena provare spostando la chiusura di centimetro in centimetro, muovendosi lungo i "binari" cuciti sugli spallacci.

Chiudendo la chest strap prima, e stringendo le cinghie laterali successivamente, ho quindi la possibilità di farla scendere più in basso (posso  anche preventivamente spostare i cursori della chest strap verso il basso, sugli spallacci, in particolare se questi non sono troppo lunghi). 

Ma veniamo ad un'altro punto cruciale: come far accomodare correttamente il bambino nel marsupio. Intuitivamente quasi tutti posizionano il bimbo con il sederino alla base del pannello, per capirci appoggiandolo sul fascione, e poi procedono con la "vestizione" del pannello stesso. Sarebbe meglio invece posizionarlo con il sederino più in basso rispetto alle ginocchia, sederino che va ad appoggiarsi al pannello che cade in avanti: il bimbo è seduto nella "tasca" formata dal pannello stesso quindi, e non sul cinturone.


Le foto non sono di grande qualità, purtroppo al momento con i potenti mezzi della tecnologia non riesco a fare di meglio... Ad ogni modo il risultato finale è notevolmente diverso: il bambino è posizionato in maniera fisiologica e soprattutto non va a scaricare il peso sul fascione, talvolta piegandolo (soprattutto nei modelli con fascione molto alti). Specialmente portando sulla schiena la sensazione di sicurezza, e di comfort, è nettamente migliore: il bimbo è ben sostenuto da entrambi pannello e fascione. 

Altra cosa interessante: spesso i genitori tendono a stringere eccessivamente le cinghie laterali dei marsupi, per far aderire di più il proprio bimbo a sé. È importante però non eccedere, perché andando a tirare troppo queste cinghie andiamo a toccare il bacino e la sua rotazione... Il bimbo perde la seduta per lui fisiologica e viene come "schiacciato" verso il portatore. Lasceremo quindi un piccolo margine per conservare la rotazione del bacino (faremo sempre il test dei check sulla sicurezza, per verificare noi stessi che stiamo portando bene). 

Un'ultima cosa (beh, ultima per ora... Ho ancora tanto da imparare) : ho imparato un nuovo caricamento dal fianco per portare sulla schiena che a mio parere è molto semplice e soprattutto da tanta sicurezza ai genitori che lo sperimentano... Ho postato sui miei social un video velocizzato su come farlo, puoi vederlo qui. Mi piacerebbe farne un tutorial prima o poi!
Nel caricamento dal fianco (hip scoot) in passato come prima cosa allentavo il fascione (anche col mei tai), in modo da poterlo ruotare più agevolmente... Però in questo modo il bambino inevitabilmente scende verso il basso e un volta che è sulla schiena è più difficile posizionarlo in maniera adeguata. La soluzione è semplice: nella rotazione lasceremo il fascione aderente in vita, non largo, e basterà trattenere il fiato per al massimo 2 secondi.. Il tempo di eseguire il movimento sulla schiena! Provare per credere! 

E tu che ne pensi? Credi ancora che i marsupi siano così "intuitivi"? 





 

venerdì 26 giugno 2020

Sicurezza nel babywearing: quanto ne parliamo?

Vivo il mondo del babywearing da dieci anni ormai (eh si, l'età avanza!), come sai ho indossato più "vesti" in questo settore, iniziando come mamma, proseguendo come artigiana e infine diventando educatrice/consulente. 

Molte cose sono accadute in questo periodo nel panorama nazionale del portare i bambini: nuove scuole di pensiero e differenti approcci al babywearing, l'ascesa e la diffusione delle consulenti su tutto il territorio

giovedì 4 giugno 2020

La prima consulenza dopo il lockdown...

La prima consulenza dopo il lockdown ha un sapore dolcissimo, il sapore delle cose tanto desiderate e infine arrivate. Come poteva essere diversamente? In questi mesi, tre lunghi mesi (giorno più giorno meno), non c'è stato giorno in cui non pensassi alla mia "normalità" lavorativa, e a come mi mancasse...

Tornerò mai al lavoro?, mi chiedevo ogni mattina che mi alzavo; una domanda onnipresente, ricordo benissimo che era il secondo pensiero appena lucida: il primo era invece "Ma sta succedendo davvero tutto questo, o è un sogno?"

mercoledì 13 maggio 2020

Il vero valore: la metafora dell'anello

Ultimamente ne sto approfittando tanto per leggere: in generale saggi e testi di psicologia e pedagogia. In una delle mie ultime letture mi sono imbattuta in un rimando a Jorge Bucay, psicoterapeuta argentino a orientamento Gestalt... Il suo modo di scrivere è molto incisivo e coinvolgente, almeno questa la mia impressione leggendo "Lascia che ti racconti", una raccolta di storie che invitano a riflettere, e ti lasciano sempre un po' così... Sarà il periodo difficile, sarà la primavera avanzata, ma a tratti mi sono commossa. 

Per invitarvi alla lettura vi lascio a questo racconto...

venerdì 8 maggio 2020

European Babywearing Week 2020: le iniziative in Campania

Arriva anche quest anno la Settimana Europea del Babywearing, iniziativa che edizione dopo edizione acquisisce sempre di più una identità dai contorni chiari e definiti. Le Scuole, i brand di produttori e sopratutto le Consulenti di tutto il continente hanno pensato e organizzato tante cose belle, anche in questo periodo storico così difficile e provante. 

Certo, lavorare su cosa offrire ai genitori e agli altri membri della comunità babywearing non è stato per nulla facile in questa edizione, considerando che io e con me molte colleghe siamo a casa impegnate con figli più o meno piccoli, tra bisogni ignorati e tentativi di didattica a distanza.

lunedì 27 aprile 2020

Genitori tra vocazioni e necessità

Mi è capitato di pensare più volte, in questa quarantena "liquida" e dai confini incerti, alla condizione attuale dei bambini e di quella dei loro genitori: non potrebbe essere diversamente, essendo direttamente coinvolta come mamma di due creature. Cosa è successo? 
Improvvisamente ci siamo ritrovati ad essere, noi genitori, non più solo "semplici" educatori dei nostri figli, ma anche insegnanti, animatori, amici, babysitter ed altro ancora... Di punto in bianco la moltitudine di ruoli ricoperti da altre figure intorno a noi ricade tutta sulle nostre fragili spalle: non più le maestre, non più i nonni, le tate, gli allenatori, puf!, tutto sparito! Spariti anche i "pari" dei nostri bambini, i compagnetti di scuola, quelli della piscina o del catechismo... 

sabato 18 aprile 2020

Pikler e "alto contatto"


Da quando sono entrata in contatto con il pensiero di Emmi Pikler è stato inevitabile iniziare a fare dei ragionamenti e delle considerazioni dentro di me, rapportando le parole della pediatra e ricercatrice ungherese alla mia esperienza di babywearing, come mamma e professionista.
Centrali nell'intera visione pikleriana sono la libertà e il rispetto riconosciuti alle competenze del bambino, fin dalla più tenera età; come ho avuto modo di iniziare a raccontare in un post di poco tempo fa, fin dalla culla al cucciolo umano sono necessarie poche cose

affinchè possa avvenire uno sviluppo psicomotorio armonico, che personalmente schematizzerei nelle "3 a": ambiente, abbigliamento e sopratutto adulto! Se l'adulto infatti interferisce
il meno possibile con la libera ricerca e sperimentazione di movimenti e posizioni da parte del bambino, evitando di "insegnargli cose" che, al massimo della mobilità raggiunta al proprio personale livello, egli non è capace da solo di compiere, e se si preoccupa unicamente di garantirgli un ambiente e un abbigliamento idonei a fargli vivere questa libertà di movimento, avremo degli ottimi presupposti affinchè si manifesti uno sviluppo equilibrato. 

Il ruolo dell'adulto quindi è pur sempre cruciale, anche se grande centralità torna finalmente all'attore principale del suo proprio sviluppo, il bambino. Le puericultrici di Loczy, così come ogni genitore, non dovrebbero quindi mai "aiutare" il bambino a compiere movimenti di cui egli non è ancora capace
Dal canto loro, i bambini lasciati liberi di muoversi difficilmente richiederanno l'assistenza dell'adulto perchè gratificati dai risultati delle loro stesse attività, e questo appariva con particolare evidenza proprio a Loczy, a differenza di contesti tradizionali dove invece la puericultrice " quasi senza sosta è occupatissima ad aiutare i bambini a muoversi e a rimettere loro in mano i giocattoli. In questo modo i bambini passano una parte più o meno lunga della giornata in attesa". 

I bambini lasciati liberi trascorrono anche un tempo qualitativamente migliore con le figure adulte di cura: "la puericultrice può tranquillamente dedicare più tempo ai singoli bambini , perchè non vive in uno stato di tensione e fretta costante. Perciò, se qualche volta il bambino ha bisogno di aiuto, la puericultrice ha più tempo per intervenire e tranquillizzarlo. Di conseguenza, tra lei e i piccoli si instaura un rapporto migliore; i bambini sono più allegri, attivi e hanno più voglia di muoversi negli spazi a loro dedicati".



Abbiamo quindi un bambino che si muove libero e felice, in uno spazio adeguato per lui, con un abbigliamento rispettoso delle sue necessità; un bambino che passerà i primi mesi della sua vita in posizione supina, finchè non sarà capace autonomamente di iniziare a voltarsi sul fianco, poi sulla pancia, poi a ribaltarsi sulla schiena e così via. 

Un bambino, mi è venuto da pensare mentre leggevo Datemi tempo, che, conseguentemente, verrà preso poco in braccio? Tra le pagine della Pikler si legge "il bambino resta coricato supino giorno e notte finchè non è capace, di sua iniziativa, di mutare posizione. In questo periodo l'adulto porta il bambino in braccio in posizione distesa. (...) Per il ruttino lo solleva quasi verticalmente per uno o due minuti, sostenendogli fermamente la schiena e la testa. Finchè non è capace di voltarsi dalla schiena sulla pancia, il bambino viene messo in questa posizione solo per pochi minuti al giorno, quando è proprio inevitabile (dopo il bagno, per esempio, per asciugargli la schiena o durante un'eventuale visita medica"
Il bambino della Pikler sarà quindi, congruentemente con la visione dell'autrice, un bambino manipolato e anche preso in braccio il meno possibile, sopratutto nei primi mesi di vita; il bisogno di contenimento del neonato sembrerebbe in qualche modo rispettato nel breve periodo postnatale, grazie all'utilizzo di una sorta di "sacco nanna" , "un ampio cuscino fornito in fondo di sacchetto (come i porte-enfant di un tempo) (...) i bambini dormono negli appositi sacchi imbottiti che da noi sono molto più lunghi e più larghi di quelli usati in altri paesi. In questo modo il piccolo può sgambettare liberamente".


Il bisogno di contatto fisico sembrerebbe invece essere soddisfatto durante le attività quotidiane di cura, dall'alimentazione al cambio al bagnetto; attività dove l'adulto avrà l'attenzione di guardare negli occhi il bambino, dicendogli cosa sta per fare, cosa sta accadendo, trattandolo costantemente con estremo rispetto. Il diritto di partecipare attivamente alle scelte che lo riguardano è fondamentale nel bambino, fin da neonato: l'adulto non può dimenticarsene nell'interazione quotidiana con lui. Ogni azione di cui è destinatario il piccolo, anche la più banale, andrebbe per quanto possibile sempre comunicata: dalle mani, dagli sguardi e dal tono della voce dell'adulto emana profondo rispetto per la dignità e la persona tutta del bambino, che non subisce ma partecipa così all'azione.


Per la mia esperienza di madre e per gli studi sull'importanza del contatto e del contenimento, le parole della Pikler mi hanno sul momento un po'turbata e, mio malgrado, intimamente infastidita: ammettiamo anche che sia vero che il bambino, stando a quanto sostiene l'autrice, appaia appagato e sereno, e felice di essere libero e rispettato nella dimensione descritta ma... Dov'è la madre? Dove il genitore? La madre, appena nata, sembra non essere riconosciuta nel suo bisogni di continuità con la vita prenatale, bisogni che spesso la portano, come mammifero, a cercare la prossimità fisica e direi addirittura cutanea con il suo cucciolo. Da pediatra è anche abbastanza comprensibile che la Pikler incentri tutto il suo discorso sul bambino, ma noi, alla luce anche dei tanti lavori sul baby blues e aulla depressione post partum, non possiamo ignorare che il neonato sia ancora legato a filo doppio con sua madre, sopratutto nei primi mesi di vita. Purtroppo nella letteratura non è infrequente questo atteggiamento di oblio nei confronti della figura materna, ancora oggi. 

Il babywearing, va abbastanza da sé, non  è praticamente mai menzionato nelle pagine della Pikler: d'altra parte come potrebbe, visto che in qualche modo contiene i movimenti del bambino? Pikler fa cenno alle tradizionali fasciature dei neonati come impedimenti alla libertà di movimento del bebè, ma di portage vero e proprio non ne parla (tra l'altro va considerato che il portare era una pratica appannaggio di etnie lontane o di strati popolari, non un fenomeno trasversale come si sta delineando ai giorni nostri). 

Vorrei aggiungere, parlando di libertà di movimento nel babywearing, che si tratta di un argomento abbastanza controverso tra gli addetti ai lavori: è essenziale ai fini del praticare un'attività sicura per bambini e genitori sottolineare che i supporti vanno sempre indossati senza avere la necessità di sorreggere i bebè con le mani (se avvertiamo il bisogno di mantenere con una o con entrambe le mani il nostro bimbo portato in fascia o in marsupio, vuol dire che c'è qualcosa da sistemare), al tempo stesso però bisogna considerare anche l'importanza della possibilità di movimento al bambino. 

Mentre pratichiamo il babywearing insomma dobbiamo essere sicuri che stiamo rispettando tutti i criteri di safety, per cui presteremo attenzione alla corretta copertura e aderenza del supporto al nostro corpo (e a quello del bimbo naturalmente!), ma al tempo stesso avremo anche l'accortenza affinchè ci sia possibilità di movimento sopratutto per il bebè; non ci spaventeremo, quindi, se mentre portiamo, avverranno leggeri spostamenti, cambiamenti di posizione di braccine, testolina, un orlo che si sposta un po', una seduta che non va proprio da ginocchio a ginocchio etc... Perchè, come dicono a Slingababy, la vita è movimento!, insomma un bambino che si muove è un bambino perfettamente normale e sano. Resteremo però in ascolto dei segnali che il nostro corpo, e quelli che il bebè, ci mandano: safety first, sempre! (di seguito, le T.I.C.K.S. rule for safe babywearing)




Portare risponde a molti bisogni della diade, spesso si tratta di bisogni di tipo "pratico", scherzando con i genitori che incontro conveniamo che sopratutto dal secondo figlio in poi il babywearing salva le famiglie... Una soluzione per vivere la quotidianità delle nostre vite, dall'accompagnare i figli a scuola al fare qualche faccenda domestica, un modo poco ingombrante e "smart" di spostarsi dentro e fuori casa, sopratutto con i neonati! Per non parlare di altri bisogni come la necessità di contatto in special modo per i piccolini nati pretermine, per le mamme che stanno provando a riallattare dopo una partenza problematica, e tanto, tanto altro...

La lezione della Pikler, che per me a livello globale rimane preziosissima, lo è anche parlando di babywearing, un ambito che apparentemente sembrerebbe essere totalmente estraneo al pensiero della pediatra ungherese. Resta preziosa perchè mi ricorda quanto sia importante rispettare il bambino, con tutti i suoi bisogni, tra cui spicca senz'altro il muoversi liberamente, ma non solo: su tutti mi viene in mente il bisogno di lentezza... Così spesso ignorato! (da mamma, quante volte ho messo frettolosamente i miei figli in fascia, per correre dietro alle mille attività quotidiane...) 
Nelle mille azioni e gesti di tutti i giorni, da genitori ed educatori, dovremmo muoverci tenendo presente questi bisogni, osservando il nostro bambino per capire quali siano: nostro figlio ci "parla", comunica con noi in ogni momento, in una lingua che dovremmo sforzarci di ri-apprendere per interagire con lui in maniera appagante e rispettosa per ambo le parti. Come osserva Pikler: " fin dai primi giorni di vita il neonato ci comunica con precisione, tramite i gesti e l'intero suo comportamento, se è soddisfatto del cibo che riceve, ancor prima di mettersi a piangere o sputare. Ascoltiamo i suoi segnali, teniamone conto e rispondiamo in modo adeguato: così ci accorgeremo che il bambino prende, anche molto presto, l'iniziativa per dirci a suo modo che, per esempio, gli piace la temperatura dell'acqua del bagno o che si trova a suo agio mentre lo vestiamo o lo spogliamo" . 

Parlando di babywearing... Dovremmo ogni volta, prima di preparaci a portare nostro figlio, chiederci (magari anche prendendolo in braccio, "ascoltando" il suo corpo) se lui ne abbia voglia: è disponibile ad essere portato in quel momento? E mentre lo indossiamo, nella fascia o nel marsupio, ripetendo la sequenza di movimenti e di gesti che man mano il nostro bambino impara a riconoscere e a sentire familiare, cercheremo di farlo con gentilezza e rispetto, chiedendogli (a parole, o con il corpo...) il consenso, prestando attenzione ai segnali che ci indicano un disaccordo (magari ha caldo, o vuole poppare, o semplicemente vuole stare disteso sul fasciatoio o sul letto...). 

Non è così ovvio... Restare in ascolto, connessi, con un esserino così piccolo, tra mille cose e pensieri da adulto. Ma state facendo un buon lavoro, cari genitori... Ci state provando. E dalle prove, dagli sbagli, si può imparare tanto. Il nostro "mestiere" di mamme e papà non è affatto facile a volte! Ma i nostri figli, creature con un grande cuore, ci perdonano tutto. Dovremmo imparare da loro.

Buon portare e buone coccole!




lunedì 13 aprile 2020

Cinque domande sul babywearing

Tempo fa, ormai sono passati quasi tre anni, gli amici di Napoleaks, una testata giornalistica online indipendente, mi scrissero per un'intervista sul babywearing. Fu un'occasione imprevista per parlare non solo di portabebè, ma anche del cosidetto "alto contatto"... Che, a proposito, io opterei per sostituire con altre espressioni: gli inglesi parlano di "normal infant behaviour", io proporrei semplicemente di parlare di bisogni del bambino. Non solo bisogni strettamente legati alla fisiologia, "visibili", e universalmente riconosciuti e accettati come mangiare, bere, dormire, essere puliti, ma anche necessità "invisibili"

venerdì 10 aprile 2020

Le connessioni all'epoca del lockdown

Sono giornate impegnative, a tratti veramente difficili, per tutti noi. Ormai lo sappiamo, e per davvero. 
Ognuno vive e affronta questo periodo in maniera diversa, sia dal punto di vista strettamente materiale che da quello emotivo e psicologico. Personalmente passo da momenti decisamente sconfortanti a momenti di rassegnata accettazione dell'ordine delle cose, vado dalla malinconia del passato all'angoscia per il futuro, consolandomi però grazie a un presente fortunatamente sempre molto generoso con me. 
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